Non vuole che la figlia frequenti un italiano: kosovaro condannato a 3 anni e 4 mesi

L'uomo era accusato di porto abusivo di armi, minacce aggravate, violenza privata e ricettazione: ad agosto aveva atteso la coppia, armato di pistola, fuori da un ristorante

TREVISO Non poteva sopportare che la figlia ventenne avesse una relazione sentimentale con un italiano di 30 anni e così ha deciso di passare alle vie di fatto aspettando l'uomo all'esterno del ristorante dove lavora assieme alla ragazza e minacciandolo con una pistola. Condotte che sono costate a un kosovaro di 43 anni residente a Treviso una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione.

L'uomo, difeso in aula dall'avvocato Alessandro Sartore Caleca che ha già annunciato che presenterà ricorso in appello, era chiamato a rispondere delle iptesi di reato di minacce aggravate, violenza privata, porto abusivo di armi e ricettazione, visto che la pistola con cui era stato trovato in possesso era risultata rubata a Mira.

L'episodio contestato al 43enne risale all'agosto scorso, epilogo di un dissidio familiare che durava da tempo. La figlia dell'imputato aveva conosciuto un cameriere italiano che lavorava nel suo stesso ristorante e tra i due era nato l'amore. Quella relazione però non era vista di buon occhio dal padre della giovane il quale per settimane aveva tentato di convincere la figlia a lasciar perdere.

Di fronte al rifiuto della 20enne di troncare quel rapporto, il padre ha deciso di passare alle vi di fatto: la sera del primo agosto scorso, dopo aver minacciato la figlia con un coltello e aver tentato i aggredire il 30enne, si è presentato al ristorante dove la coppia lavorava e ha atteso che il fidanzato della figlia uscisse. La giovane però, temendo che il padre potesse fare del male al suo ragazzo, ha chiamato i carabinieri che sono giunti sul posto nel giro di qualche minuto.

I militari hanno così sorpreso il 43enne all'esterno del locale armato di pistola risultata essere provento di un furto avvenuto a Mira qualche tempo prima. Per l'uomo sono così scattate le manette per quattro diverse ipotesi di reato, le stesse per le quali ha rimediato la condanna inflitta dal gup Umberto Donà.

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