Piantagione di marijuana sequestrata, il coltivatore si difende: «E' canapa sativa»

Operazione della squadra mobile di Treviso nelle campagne di Gaiarine. Arrestato e poi rimesso in libertà un ex camionista di 52 anni: a tradirlo il forte odore della pianta. Sequestrate cento piante e 25 chili di prodotto finito

Una parte delle decine di piante di marijuana

Di fronte alle contestazioni dei poliziotti ha cercato disperatamente di difendersi, sostenendo che quelle piante, un centinaio presenti tra l'abitazione e il giadino, erano di cannabis "sativa" e dunque legalmente coltivabili essendo capaci di produrre sostanza con un livello di thc (il principio attivo della marijuana) molto basso e perciò vendibile nei tanti shop di prodotti derivati che sono presenti anche nella Marca. I risultati delle analisi arriveranno nei prossimi giorni ma l'odore, intensissimo, lasciava davvero pochi dubbi: è normalissima marijuana, del tutto illegale.

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Ad allestire la maxi-piantagione, in un casolare che si trova in aperta campagna a Gaiarine, è stato un ex camionista di 52 anni, D.D.C., che è stato arrestato per i reati di produzione e coltivazione di sostanze stupefacenti, al termine della perquisizione effettuata mercoledì pomeriggio dagli agenti della squadra mobile di Treviso. Il pubblico ministero Massimo Zampicinini, in attesa di ulteriori accertamenti, ha rimesso in libertà il "pollice verde". L'uomo, senza nessun precedente penale, si era avvicinato a questo tipo di coltivazione due anni fa, investendo in questo nuovo e promettente business.

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Sono state sequestrate complessivamente ben cento piante di cannabis, di varia misura (alcune raggiungono i due metri) e disposte un pò ovunque tra casa, giardino e terreno attigui all'abitazione (in cui il 52enne viveva), ben 25 kg di marijuana già esiccata e riposta in sacchetti di plastica, oltre a materiale e attrezzatura di vario tipo per la coltivazione. La merce, messa sul mercato, avrebbe garantito un guadagno di circa 50mila euro se venduta al dettaglio. Trovato dagli agenti, coordinati dal dirigente della squadra mobile, Claudio Di Paola, anche un vero e proprio essicatoio (nella soffitta dell'abitazione), una sorta di miscelatore della sostanza (che veniva dunque tagliata) oltre a lampade, impianti di aerazione e altra attrezzatura per la coltivazione indoor, durante il periodo invernale.

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Secondo quanto accertato dagli investigatori il 52enne aveva effettivamente iniziato a coltivare legalmente marijuana sativa (sfruttando una normativa in materia che è ancora molto lacunosa e piena di "buchi"), con un'autorizzazione che non era del tutto regolare, salvo poi convertire la piantagione da legale a illegale appunto, producendo chili e chili di "erba", la cui destinazione non è ancora stata chiarita. In base alla legge il coltivatore della cannabis legale dovrebbe acquistare appositi semi e conservare fattura o prova dell'acquisto, oltre ad ottenere un'apposita certificazione facendo eseguire, a proprie spese, le analisi di laboratorio per accertare che il livello di thc sia nella norma. Questi precetti sarebbero stati, riferiscono gli investigatori, largamente disattesi dall'ex camionista che dovrà ora difendersi in tribunale.

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