Frode fiscale tra l'Italia e l'Est: fatture false per 25 milioni

Smantellata un'associazione a delinquere che faceva capo a una società padovana. Con l'uso di società "cartiere" produceva fatture false e le rimborsava in contanti evadendo l'Iva. I proventi illeciti venivano riciclati all'estero e reinvestiti in Italia in auto e barche

L'operazione della Guardia di Finanza

La Guardia di Finanza di Padova, nell'ambito dell'operazione "Scarica barile", all'alba di mercoledì ha arrestato dodici persone e avviato un sequestro per 8,5 milioni di euro su disposizione del tribunale di Padova. I provvedimenti sono stati eseguiti nei confronti di un'associazione a delinquere colpevole di frode fiscale e riciclaggio tramite l'emissione di fatture false per 25 milioni di euro e l'evasione dell'Iva per almeno 5 milioni.

I numeri. Dodici arresti, 45 indagati, 100 perquisizioni e 42 società coinvolte. Questi i numeri dell'operazione. Le misure cautelari sono state eseguite in Veneto, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Puglia, Campania, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Oltre 250 i militari impiegati in 15 province oltre che in Croazia, Slovenia e Slovacchia. Al centro dell'inchiesta un'associazione a delinquere finalizzata alle frodi fiscali e al riciclaggio, con il coinvolgimento di 42 società nel settore della prevenzione antincendio e antinfortunistica, i cui proventi sono stati trasferiti nei tre paesi dell'Est.

I vertici. Cupola dell'organizzazione il 60enne padovano Gianni Mingardo, il 59enne vicentino Luigi Scudella e il 47enne chioggiotto Raffaele Costa tutti direttori d'azienda. Agivano con la complicità di Dario Dozzi, contabile veneziano 47enne, e degli imprenditori Massimo De Silvestro e Ra Sfriso, veneziani di 50 e 41 anni, e Pietro Papes, vicentino 55enne ma nato a Conegliano. Perno della frode era la MG Group Srl con sede a Padova in via della Navigazione Interna, specializzata nella prevenzione antincendio e antinfortunistica, diretta dal Mingardo in qualità di direttore tecnico. La MG dal 2012 si è servita di varie società "cartiera" per emettere fatture false, evadendo l'Iva e traendo un guadagno illecito che veniva poi trasferito su conti esteri, riciclato e reintrodotto in Italia per l'acquisto di beni di lusso. L'unico tra i coinvolti che risultava residente in provincia di Treviso è Simone Cardì, 72enne residente a Vedelago.

Il funzionamento. Le varie società "cartiera", che operavano per pochi mesi e venivano poi sostituite, emettevano a nome di altre società (vere e compiacenti tra cui MG) fatture false che attestavano servizi mai realizzati. La "cartiera" vendeva dunque un servizio fantasma, emettendo una fattura finta che (con l'aiuto del Dozzi) veniva però messa a bilancio permettendo di detrarne i costi fiscali. La beneficiaria, per coprire la frode, pagava poi regolarmente la fattura falsa alla "cartiera" che a sua volta la rimborsava in contanti trattenendo il netto del guadagno ottenuto evadendo l'Iva.

Il guadagno "nero" e il riciclaggio. MG Group si serviva quindi di tali società "cartiere" per emettere fatture false (per 25 milioni di euro) e a sua volta ne emetteva nei confronti di altri clienti. Incassati i pagamenti delle fatture fittizie, il ricavato netto (almeno 5 milioni) ottenuto evadendo l'Iva veniva trasferito su tre società estere con sede in Croazia, Slovacchia e Slovenia gestite dagli indagati. Somme che venivano poi riciclate e riportate in Italia, reinvestite in società immobiliari e beni di lusso come barche e Ferrari ora sotto sequestro.

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Le accuse. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio e frode fiscale. I loro traffici sono stati sventati grazie a un capillare lavoro di intercettazione, con l'installazione di microspie all'interno della MG che hanno documentato il rimborso del denaro in contante dopo il pagamento delle fatture false.

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