Scende in campo alleato naturale per salvare i marroni di Combai e Monfenera

Per contenere gli effetti della vespa del castagno sulle coltivazioni di Combai e Monfenera è stata avviata una sperimentazione che vede impiegato un antagonista naturale, il Torymus sinensis

L'antagonista della vespa del castagno

Le pregiate coltivazioni della Pedemontana Veneta sono messe in pericolo dalla terribile vespa del castagno (Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu), che da qualche anno ha fatto la sua comparsa tra i castagneti.

Per salvare le storiche produzioni di marroni di Combai e di Monfenera, a Indicazione Geografica Protetta, scende in campo un antagonista naturale, il Torymus sinensis, incubato e allevato in numerose sedi di sperimentazione, da Treviso a Belluno, Verona e Vicenza.

Si tratta di un esempio di lotta biologica in grande stile tra specie di insetti originarie dell’Asia, ma ormai diffuse in buona parte del pianeta, l’una parassitoide dell’altra.

Mercoledì mattina, al Centro Operativo Polifunzionale di Onè di Crespano del Grappa, c’è stato l’ultimo di 22 lanci di parassitoidi effettuati nel periodo primaverile, ciascuno composto di 100 femmine 50 maschi. A questi insetti sono affidati il compito e le speranze di ridurre il danno causato dalla vespa del castagno, che negli ultimi sei anni ha ridotto la produzione di marroni e castagni della Regione anche dell’80%, con punte che per il Marrone di Monfenera IGP hanno significato un calo dagli 850 quintali delle “vecchie” stagioni ai 70 quintali del 2012.

“Nel territorio veneto – ha ricordato l’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato – si contano circa 2.700 ettari coltivati a castagno, con oltre 300 produttori, che stanno accompagnando questa fase della ricerca sperando che già nell’autunno prossimo si possano vedere i primi effetti positivi”.

La sperimentazione è stata avviata quasi tre anni fa, grazie alla collaborazione tra Regione Veneto, Servizi Forestali e Università di Padova, con l’obiettivo di contenere l’impatto della vespa del castagno sulle coltivazioni in modo sostenibile e stabile.

I risultati finora ottenuti fanno ben sperare e in taluni casi sono stati ottimi.

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