Su "Chi l'ha visto?" il giallo della morte di Marco Cestaro, la madre lancia un appello

L'inviato Nicola Endimioni con il contributo della mamma e dello zio hanno ricostruito le ultime ore di vita del 17enne trovato agonizzante nei pressi della stazione di Lancenigo lo scorso 16 gennaio

VILLORBA “Se qualcuno, il 13 gennaio, ha visto Marco dalle 7.40 del mattino alle cinque e mezza di sera, o nei paraggi della scuola, o in stazione, o a Treviso, o in qualsiasi posto, ce lo dica, almeno sapremo dov'era, perché non sappiamo dov'è stato tutta la giornata”. A lanciare l'accorato appello, lunedì 6 febbraio nella finestra quotidiana giornaliera di “Chi l'ha visto?”, Anna Cattarin, mamma di Marco Cestaro, il 17enne di Fontane di Villorba deceduto tragicamente il 16 gennaio, all'ospedale Ca' Foncello di Treviso, dopo essere stato trovato agonizzante tre giorni prima lungo i binari, a mezzo chilometro dalla stazione ferroviaria di Lancenigo, per cause e in circostanze ancora tutte da chiarire. La nota trasmissione di Rai Tre ha dedicato un servizio alla vicenda accogliendo la richiesta di aiuto lanciata dalla famiglia e dai patrocinatori stragiudiziali di Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità, a tutela dei diritti dei cittadini, a cui i congiunti del ragazzo si sono rivolti per fare chiarezza.

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L'inviato Nicola Endimioni, con il contributo della mamma, dello zio, Damiano Cattarin, e del consulente personale di Studio 3A, Diego Tiso, ha tratteggiato la figura del ragazzo, che frequentava l'istituto alberghiero “Alberini”, a due passi da casa, e faceva parte del gruppo folcloristico trevigiano, e, soprattutto, ha ricostruito i fatti sin qui noti di quel “maledetto” 13 gennaio, dando voce ai tanti e inquietanti interrogativi dei familiari su cosa sia accaduto veramente a Marco. “Un suicidio? Un incidente? O qualcuno gli ha fatto del male?”.

Quella mattina Marco è uscito da casa alle 7.40, in anticipo rispetto al solito, dicendo che andava a trovarsi con degli amici: pensavo a dei compagni di scuola” ha raccontato la mamma. Ma chi siano questi amici non si sa. E a scuola il giovane non ci arriverà mai. Alle 9 ha un breve scambio di Sms con la madre, alla quale scrive: “entrerò in classe alle 10”. E avvisa del ritardo anche la sua professoressa. Alle 9.38, però, il suo telefonino si spegne e non solo non verrà più riacceso, ma non sarà neanche più ritrovato, un altro dei misteri di questa storia. Per un'intera giornata di lui non si saprà più nulla, dove sia stato, con chi, se in compagnia di amici. E' come scomparso, nonostante indossi un piumino sgargiante che non passa inosservato.

Il suo corpo, com'è noto, verrà ritrovato in fin di vita nel tardo pomeriggio lungo i binari della tratta Treviso-Udine, non lontano dalla stazione di Lancenigo. Il macchinista del treno che passa alle 18.05 sente un colpo, ma non ferma il convoglio per accertarsi se ha investito qualcuno. “Avvisa il personale del treno che segue di rallentare e di guardare per vedere se c'è qualcosa – ha spiegato lo zio Damiano – E in effetti dal secondo treno, partito venti minuti dopo, vedono il corpo, ma neanche loro si fermano. Danno l'allarme agli uomini della Polfer, che arrivano sul posto alle 18.30 circa, si accorgono che Marco respira ancora e chiamano il Suem e i soccorsi, dopodiché finalmente mio nipote viene portato in ospedale”. Ma le ferite sono troppo gravi, il ragazzo morirà dopo tre giorni di agonia. “Possibile – si chiede Endimioni - che nessun macchinista passato lungo quella trafficata tratta si sia accorto prima del corpo o del giubbotto di Marco? O è stato portato lungo i binari soltanto in un secondo momento? E da chi, per coprire cosa?”.

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Marco, è vero, nel 2016 non aveva attraversato un periodo facile, soprattutto dopo la morte del papà, ma nelle ultime settimane la sua situazione affettiva e scolastica sembrava stabilizzata: discreti voti a scuola, il Natale passato in famiglia con la fidanzata, la decisione di adottare un cagnolino che, quando poteva, portava sempre con sé.

“In questo momento non credo al suicidio perché Marco attraversava un periodo sereno, si stava riprendendo, era anche contento di quello che stava facendo, e poi lui non voleva farmi soffrire, faceva di tutto per non darmi dispiaceri. E se decideva di non andare a scuola ce lo diceva, non ci nascondeva mai le cose. Inoltre, non mi è chiara la dinamica di ciò che è successo” ha ribadito la mamma Anna.

“Dove l'hanno trovato c'è solo un po' di polvere. Aveva le gambe spezzate e una vasta ferita al collo, ha avuto bisogno di 16 sacche di trasfusione, eppure non c'era la traccia di una goccia di sangue, né sui binari né qui dove ho trovato lo zaino e la giacca sfilata al contrario e buttata per terra. Il cellulare, invece, non è mai stato rinvenuto” ha aggiunto lo zio sul luogo del ritrovamento.

Diego Tiso, di Studio 3A, ha quindi concluso illustrando lo stato delle indagini: com'è noto, sulla vicenda c'è un inchiesta aperta da parte della Procura di Treviso, sia sulle modalità della morte sia sui ritardi dei soccorsi (è indagato il personale del secondo treno), ed è stato disposto ed effettuato l'esame autoptico, con i consulenti tecnici che dovranno stabilire, tra le altre cose, se le ferite sul corpo del ragazzo siano compatibili con l'impatto contro il treno.

“Al momento, però, l'autopsia è ancora aperta, nel senso che ci sono ulteriori esami che vanno approfonditi - ha spiegato Tiso - Il consulente medico legale del Pm dovrà ritrovarsi con i consulenti di parte, tra cui quello che abbiamo indicato noi per la famiglia, per l'analisi degli esiti degli esami istologici e di tutta la cartella clinica. Ad ora i periti non si sono espressi, e questo corrobora il fatto che vi sono dei dubbi e determinate dinamiche che vanno approfondite. Dobbiamo aspettare le risultanze della perizia medico legale che chiariscano quello che successo”.

Certo è che capire cosa abbia fatto Marco nelle ultime ore, e poter ottenere delle informazioni da qualcuno che l'abbia visto o gli abbia parlato, introdurrebbe un elemento prezioso se non determinante per fare luce sulla tragedia. Di qui l'appello della mamma e di Studio 3A, che sta anche cercando di acquisire tutte le testimonianze possibili.

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