Dopo trent'anni di botte e umiliazioni, denuncia il marito e lo fa condannare

Un 68enne di Maserada sul Piave, ex agente di commercio, ha patteggiato una pena a 2 anni di reclusione, con la sospensione condizionale, per maltrattamenti familiari, violenza privata e lesioni aggravate

Un'aula di tribunale

Trent'anni di umiliazioni, segregata in casa e picchiata anche mentre era incinta. Alla fine, dopo l'ultimo pestaggio in cui ha riportato la rattura della quarta vertebra una 65enne di Maserada con alle spalle la triste storia di una vita rovinata dal crudele "marito-padrone" ha trovato il coraggio di denunciarlo, diventando uno dei primi "codice rosso" a Treviso. Lui, un 68enne ex agente di commercio, mercoledì ha patteggiato una pena a 2 anni di reclusione, con la sospensione condizionale, per maltrattamenti familiari, violenza privata e lesioni aggravate.

«Per me lui non è mai stato un marito ma un incubo -ha raccontato la 65enne- ho subito insulti, umiliazioni fisiche e verbali, mi ha picchiato anche mentre ero incinta dei nostri figlie,  ridotta in prigionia in casa, succube asservita a quell'uomo che voleva solo tenermi sottomessa. E io non ho mai denunciato perché pensavo ai figli».

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L'ultima aggressione è avvenuta a fine giugno. «Io - ha spiegato la 65enne - sono sempre stata solo una serva,  non voleva che andassi fuori o che vedessi altre persone e frequentare amici. Per me c'erano solo le botte anche quando i figli erano piccoli. Dopo avermi picchiata, la scorsa estate mi ha letteralmente segregato in casa. Sono dovuta scappare». Il 65enne difeso dall'avvocato Marco Furlan del Foro di Treviso, non ha mai detto nulla per giustificarsii, neppure davanti al gip che aveva emesso nei suoi confronti la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa. Finito a giudizio immediato ha però deciso di chiedere al pubblico ministero Massimo Zampicini il patteggiamento.

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