Voleva vedere a tutti costi il figlio dell'ex fidanzata, condannato per stalking

Un 44enne di Mogliano, difeso dall'avvocato Davide Favotto, è stato condannato a 7 mesi di reclusione senza la sospensione condizionale e ad una multa di 4mila euro

Il caso, spinoso, è arrivato in aula

Lei contro di lui, una coppia che salta per aria e in mezzo un bambino, figlio naturale della sola donna che da quando si separa dal compagna avrebbe deciso di non far più vedere all'uomo. E poi cinque mesi in cui il protagonista di questa vicenda ha assediato la ex fidanzata perché  non voleva rassegnarsi alla fine della loro storia. L'uomo, un 44enne di Mogliano difeso dall'avvocato Davide Favotto, è stato condannato oggi a 7 mesi di reclusione per stalking senza la sospensione condizionale e ad una provisionale immediatamente esecutiva di 4 mila euro. Ma continua a proclamarsi innocente e a dire: «Io volevo solo vedere quello che per me è mio figlio».

I fatti accadono tra settembre del 2017 e gennaio del 2018. «L'ho cresciuto come se fosse stato il mio figlio biologico -ha sostenuto l'imputato parlando del bambino- eravamo una vera famiglia tanto che nel certificato di battesimo io vengo indicato come il padre». Ma secondo le accuse della donna, costituitasi come parte civile nel procedimento assistita dall'avvocato Daniele Panico, l'ex compagno avrebbe invece perso il controllo. «Mi mandava messaggi continuamente -ha raccontato- mi telefonava ad ogni ora del giorno e della notte. Poi sono iniziati i pedinamenti». Secondo l'accusa il 44enne si sarebbe appostato più volte nei pressi della casa dove aveva vissuto con la vittima dello stalking oppure nelle zone circostanti al luogo di lavoro.

«Io volevo solo avere dei contatti con il bambino, lei mi ha tagliato fuori dalla vita di mio figlio»: ribatte lui, che lamenta il fatto che gli venisse rinfacciato di non essere il vero padre e quindi di non avere nessun diritto. «La Cassazione -ha spiegato durante il processo l'avvocato difensore Favotto- nel 2016 in una pronuncia parla del ruolo del "padre sociale" e del fatto che il bambino ha diritto a mantenere un rapporto anche con figure che non sono biologicamente i genitori se è legato a loro». Ma le indagini parlano anche di minacce di morte ai danni della donna, particolare che deve aver giocato un ruolo importante nella decisione del giudice di condannare.

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