Bomba contro l'imprenditore, la "mente" dell'attentato era il prozio

Ordigno venne fatto esplodere nella notte del 3 ottobre di fronte all'abitazione di Simone Rech, a Monfumo. Il "bombarolo", Primo Possamai, è in carcere mentre il mandante, Attilio Bergamin, 71 anni, è agli arresti domiciliari. Alla base dell'episodio dissidi economici in famiglia

Al centro da sinistra il comandante provinciale dell'Arma, Gaetano Vitucci, e il comandante dei carabinieri di Castelfranco, Alessandro Albiero

MONFUMO Lo scorso 3 ottobre un ordigno, una vera e propria bomba, esplose di fronte all'abitazione di Monfumo dell'imprenditore agricolo Emanuele Rech, 31 anni, devastandone la porta d'ingresso. Lui e la moglie, da poco andati a dormire (la deflagrazione avvenne attorno a mezzanotte) si salvarono, rimanendo incolumi. A distanza di alcuni mesi i carabinieri di Asolo, supportati dai militari di Castelfranco e Treviso, sono riusciti a scoprire ed arrestare l'autore materiale ed il mandante dell'attentato. Si parlò all'epoca di una fantomatica "guerra" nel settore del prosecco. I contorni della vicenda, portati alla luce dalle indagini dei militari, sono però ben diversi.

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Oggi, lunedì, il gip del tribunale di Treviso, su richiesta del pm Andreatta, ha firmato due ordinanze di custodia cautelare. A finire in carcere a Santa Bona il "bombarolo", colui che ha fabbricato in casa (utilizzando bombe inesplose risalenti alla prima guerra mondiale) e fatto esplodere la bomba di fronte all'abitazione di Simone Rech: si tratta di Primo Possamai, 51enne di Nervesa (foto in alto), sposato e con figli. L'uomo ha già precedenti per utilizzo di esplosivo: durante la perquisizione domiciliare, in cui sono stati impiegate anche le unità cinofile, trovato vario materiale esplosivo. Ad incastrarlo sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza di un'abitazione che hanno immortalato la sua auto, una Opel Frontera, che si allontanava dall'abitazione di Rech.

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Ad "armare" la sua mano (non ancora chiaro come la bomba è stata innescata, se con miccia o attraverso un timer) è stato, secondo gli investigatori, Attilio Bergamin, 71enne di Volpago, imprenditore e zio di Emanuele Rech, padre di Simone. L'anziano, incensurato, si trova ora ai domiciliari. Possamai deve rispondere di violazione della legge sugli esplosivi, fabbricazione di ordigni, danneggiamento e di estorsione in concorso con Bergamin, il "regista" dell'operazione-bomba. Il 51enne, molto amico dell'imprenditore, ha agito su sua indicazione e per amicizia, senza ricevere nulla in cambio: tra i due, è stato documentato, sono stati frequenti gli incontri anche dopo l'attentato.

Cosa ha portato Bergamin ad ideare l'attentato nei confronti di Simone Rech? L'anziano voleva colpire il padre del giovane, Emanuele Rech: tra lui ed il nipote i rapporti sono tesi, anzi tesissimi, da tanti anni. Alla base ci sono soprattutto questioni economiche con il 71enne che accusa il "rivale" di averlo portato ad una situazione di grave indigenza, con la sua abitazione addirittura all'asta.

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