Ferie da incubo a Santo Domingo, famiglia di Monfumo chiede il risarcimento

La lunga sequela di disagi tra partenze anticipate, lunghe attese in aeroporto e un alloggio lontano dalle spiagge e sporco. Del caso si occupa l'associazione per la difesa dei consumatori

MONFUMO E' possibile prenotare una vacanza da sogno in una località incantevole con lo scopo di rilassarsi e ritornare invece a casa stressati e insoddisfatti, dopo aver speso anche molti soldi? Può succedere, certo, come dimostra in modo eloquente la disavventura vissuta da una famiglia di Monfumo che ora si è rivolta allo sportello “vacanza informata” di Adico per farsi tutelare nei confronti di chi ha organizzato il pacchetto turistico, ovvero un sito internet.

La vacanza - fissata inizialmente alle Maldive dal 20 dicembre 2016 al 4 gennaio 2017 ma poi, per paura del terrorismo, spostata a Santo Domingo - si è trasformata in una lunga sequela di disagi. Anzitutto, il tour operator ha prenotato undici giorni di vacanza, anziché i sedici richiesti. E per cinque persone invece delle sei (fra cui una bimba di nove mesi e una di due anni) che compongono la famiglia. Poi, a tre giorni dalla data della partenza, il nucleo familiare della Marca ha scoperto che il volo era stato anticipato di un giorno. E che non si partiva da Venezia, come prospettato inizialmente, ma da Milano, con 18 ore di sosta a New York.

Finiti qui i disagi? Nient'affatto. Sempre prima della partenza la famiglia, tramite una agenzia di viaggio locale, ha constatato che non era stato prenotato il biglietto aereo per la figlia più grande e che sul biglietto del padre il nome era sbagliato. Dulcis in fundo, una volta arrivati a destinazione, la famiglia di Monfumo ha scoperto che l'albergo non era quello prospettato, a cinque stelle, ma una struttura piccola, sporca, lontana dalla spiaggia e inadatta per un nucleo di sei persone, tanto da non potervi alloggiare e da dover cambiare albergo.

Una situazione insostenibile insomma, anche perchè, come spiega Carlo Garofolini, presidente dell'Adico, “i nostri soci ci hanno riferito che a un certo punto non hanno ricevuto più alcuna informazione da parte degli organizzatori del viaggio e hanno dovuto affrontare numerose spese extra per coprire tutti i disservizi. Stiamo parlando di un viaggio molto costoso, che è stato rovinato da una organizzazione a dir poco deficitaria”. Ora, tramite l'ufficio legale dell'Adico, la famiglia trevigiana chiede un risarcimento di circa 12 mila euro che comprende sia le spese aggiuntive sia il danno psicologico da vacanza rovinata. “La stessa Corte di Giustizia europea riconosce questo tipo di danno – spiega Garofolini – che si materializza quando la qualità della vacanza viene pregiudicata dalla mancanza o inadeguatezza di alcuni servizi. In questo caso il turista ha diritto a un rimborso anche per il danno derivante dalla frustrazione di quella aspettativa che era parte integrante del pacchetto vacanza”.

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