Isola del Giglio: la tragedia attraverso gli occhi di Michele

La sera del naufragio a bordo della Costa Concordia c'era anche Michele Ghiani, un ventunenne di Conegliano, imbarcatosi come animatore. La sua testimonianza

Ricerche sulla Costa Concordia, © TM News Infophoto

Un boato, le stoviglie che cadono a terra all'ora di cena, l'allarme e la corsa concitata verso le scialuppe. Sull'inaffondabile Concordia, la sera del 14 gennaio, c'era anche Michele Ghiani, coneglianese da poco trasferito a Vittorio Veneto.

Michele, 21 anni, diplomato all'istituto tecnico nautico "Venier" di Venezia, era a bordo della maestosa città galleggiante di Costa Crociere come animatore per bambini. Ed era proprio in compagnia di un gruppo di piccoli passeggeri quando la nave ha cominciato a inclinarsi.

"Quando è scattata l'emergenza – racconta Michele al Gazzettino – abbiamo portato i bambini a un punto di riunione, così come previsto dalla procedura di emergenza che studiamo. Qui abbiamo trovato le loro famiglie, che ci hanno ringraziato per aver portato in salvo i loro figli".

Aveva paura Michele, ma non si è fatto prendere dal panico: "La cosa più importante per me era salvare quei bambini", dichiara il ventunenne. Interminabili attimi di terrore, confusione e panico tra i passeggeri, ma Michele non ha dimenticato il proprio ruolo: "Noi dell'equipaggio volevamo trasferire la nostra tranquillità ai passeggeri – spiega il giovane animatore al Gazzettino – Abbiamo svolto quello che la Costa Crociere ci dice di fare nelle procedure".

E a proposito delle vittime della tragedia, commenta: "Se l'equipaggio non avesse fatto quello che doveva fare, ora si parlerebbe di altri numeri".

La paura più forte Michele l'ha provata proprio nel momento di salvarsi. Dopo aver verificato che non ci fossero più passeggeri, il ventunenne e i suoi colleghi sono corsi al ponte tre, sotto le lance: "Ho lasciato la Concordia con la penultima scialuppa. Quando la lancia si è ingarbugliata nelle cime, vedendo che la nave veniva giù e io ero sotto lì, con la lancia, ho avuto un po' di paura. Ma la paura la comprendi quando arrivi a casa, quando vedi le immagini alla televisione e realizzi quanto è successo".

La tragica esperienza sulla Concordia non ha, tuttavia, smorzato l'amore di Michele per il mare e il giovane si dice pronto a imbarcarsi nuovamente, senza mai dimenticare "l'abbraccio che ho ricevuto da una mamma e da un papà e il loro 'Grazie' per aver salvato loro figlio".

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"È stata un'esperienza che mi ha fatto crescere – conclude Michele – triste, ma allo stesso tempo bella, per le soddisfazioni che sono arrivate".

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