Non ha tentato di uccidere suo figlio ma gli ha salvato la vita: chiesta l'archiviazione

Il procuratore Michele Dalla Costa ha chiuso il caso del 30enne di Montebelluna accusato di tentato omicidio: al figlio di 18 mesi era stato riscontrato un principio di annegamento

MONTEBELLUNA L’accusa era pesantissima: tentato omicidio a carico di un papà per aver cercato di uccidere suo figlio di appena un mese e mezzo, annegandolo nel bagnetto, e favoreggiamento nei confronti della mamma, ritenuta complice. In realtà, al termine degli accertamenti della Procura, e grazie anche al lavoro della difesa della coppia, rappresentata dagli avvocati Massimo Benozzati e Diego Pantaleoni, la verità è venuta a galla tanto che il procuratore di Treviso Michele Dalla Costa, titolare del delicato fascicolo d'indagine, ha chiesto l'archiviazione del caso.

Nessun tentato omicidio, anzi: è emerso che il bimbo ha avuto un arresto cardiocircolatorio e il padre lo ha salvato facendogli la respirazione bocca a bocca. Una conclusione del caso che ha messo fine a quello che sembrava un incubo per la famiglia. Tutto parte lo scorso: due genitori 30enni disperati hanno chiesto l’intervento del Suem, a Montebelluna, perché il loro neonato aveva una crisi respiratoria e non si riprendeva.

In casa era arrivata un’ambulanza che aveva portato il piccolo prima al pronto soccorso di Montebelluna e poi all'ospedale di Padova. Secondo i medici, che avevano trovato acqua nei polmoni, i globuli rossi distrutti e una costola rotta, il neonato aveva subito un principio di annegamento. Come da prassi, dalla diagnosi si era passati alla segnalazione agli inquirenti, che hanno fatto scattare l'indagine. Il bimbo, per mesi, è stato tolto ai genitori prima di tornare a casa quando i contorni della vicenda si sono fatti più chiari.

Infatti il papà stava cambiando il pannolino sul piano del lavabo, in bagno, quando il bimbo si è sentito male. Ha rigurgitato e il 30enne gli ha lavato viso e bocca prima di praticargli la respirazione bocca a bocca. Nel frattempo ha chiamato la madre del piccolo, che era in un’altra stanza: era stata lei a chiamare i soccorsi e, insieme al marito, a salvare la vita al loro bambino.  

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