Rivolta dei profughi alla caserma Zanusso: "Siamo troppi, è invivibile: vogliamo cibo migliore e il wi-fi"

Venerdì mattina gli stranieri, esasperati dalla gestione della struttura, sono scesi in strada per manifestare. Sul posto polizia e carabinieri. Zaia: "Episodio di inciviltà"

ODERZO "Siamo troppi e in uno spazio inadeguato": profughi in rivolta alla caserma Zanusso di Oderzo. Nella struttura gestita da Ecofficina la situazione sta diventando sempre più critica e in mattinata è scattata la protesta degli immigrati, che ritengono di trovarsi in condizioni inaccettabili. Sul posto intervenuta polizia locale e i carabinieri oltre al sindaco di Oderzo, Maria Scardellato. Il traffico nella zona è rimasto a lungo interrotto.

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Dopo alcune ore di trattative la situazione è tornata alla normalità. I migranti hanno scritto una lettera da recapitare al Prefetto Laura Lega con cui chiedono di poter avere wi-fi, cibo migliore, orari di entrata e uscita più flessibili e che sia ridotto il numero degli ospiti della struttura, ora a quota 250 unità.

“Con tutta la disponibilità ed il rispetto che possiamo e dobbiamo avere per una persona che scappa dalla morte e dalla fame ci aspettiamo, tuttavia, che chi dovrebbe godere dello status di rifugiato venga qui a ringraziare e non a protestare, creando disordini e disagio. Le comunità ospitanti vanno rispettate e non calpestate con veri e propri atti di inciviltà come quelli che stiamo vedendo in queste ore a Oderzo”. Così il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commenta la  manifestazione di protesta in atto da parte di un centinaio di richiedenti asilo, ospiti nell'ex caserma “Zanusso” di Oderzo, nel trevigiano.

“I disordini e le proteste – spiega Zaia - non sono purtroppo eventi sporadici, ma rappresentano ormai un leit motiv. Questo modo di comportarsi non rientra nei fondamentali della convivenza civile, perché così facendo si mettono in difficoltà i residenti e le comunità che ospitano questi rifugiati – prosegue il Presidente - Le notizie che ci arrivano da Oderzo raccontano di persone residenti che non riescono a raggiungere il luogo di lavoro o semplicemente faticano a tornare a casa o a recarsi in centro città perché bloccati dalla protesta. È una vergogna”.

Quel che più mi preoccupa è che le proteste, i disordini ed i blocchi del traffico stiano diventando un metodo che sta dilagando a livello nazionale. Si tratta di un elemento da non sottovalutare e che crea preoccupazione perché – conclude Zaia - se questo è l’effetto derivante dell’ospitalità e dell’accoglienza, la situazione rischia davvero di degenerare e di diventare un problema sociale considerando, inoltre, che i flussi di immigrazione non si arrestano e il nostro Governo è schiavo di un’Europa che non sta gestendo in alcun modo il problema”.

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