Omicidio di Silea: nessuna traccia del proiettile utilizzato per il delitto

Ricerche in corso per ritrovare il proiettile con cui è stato ucciso Paolo Tamai. Nelle prossime ore l'omicida Giovanni Padovan sarà sottoposto all'interrogatorio di convalida

In foto: l'esterno dell'abitazione dov'è avvenuto il delitto

Nel macabro delitto avvenuto domenica mattina in via Nerbon a Silea c'è un mistero ancora da risolvere: che fine ha fatto il proiettile utilizzato dal pensionato Giovanni Padovan per uccidere il genero Paolo Tamai?

Gli uomini della Scientifica non hanno ancora trovato la pallottola fuoriuscita dal corpo della vittima. Impossibile, per il momento, capire dove il proiettile abbia terminato la sua corsa. Nelle scorse ore è stata setacciata l'area dell'abitazione confinante con quella di Paolo Tamai, ma nella mattinata di lunedì 20 maggio le ricerche sono riprese nella speranza di poter ritrovare il proiettile sparato dalla doppietta da caccia, regolarmente detenuta dal novantunenne Giovanni Padovan, autore del delitto. Nelle prossime ore il pensionato sarà sottoposto all'interrogatorio di convalida dal quale potrebbero emergere altri importanti dettagli per ricostruire la dinamica dell'accaduto. Padovan ha confessato, al sostituto procuratore Davide Romanelli, di essersi sentito minacciato ed esasperato dall'imprenditore 63enne fino ad arrivare alla decisione estrema di aprire il fuoco dopo l'ennesima lite domestica. Una tragedia che ha lasciato sotto shock l'intera comunità di Silea.

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