Volgare pagina su Bebe Vio, il Codacons presenta un esposto contro Facebook

Sul social network sarebbe comparsa una pagina, ora irraggiungibile, intitolata "Fistare Bebe Vio con le sue stesse protesi". L'associazione chiede alle autorità di trovare i responsabili

MOGLIANO VENETO Nuova denuncia del Codacons contro Facebook. Stavolta a finire nel mirino dell’associazione dei consumatori – che ha presentato martedì un esposto alla Procura della Repubblica di Venezia - è una pagina pubblicata sul social network nella quale viene presa di mira la campionessa paraolimpica Bebe Vio. L'associazione dichiara di essere stata raggiunta da alcune segnalazioni inerenti la creazione di una pagina intitolata "Fistare Bebe Vio con le sue stesse protesi". La pagine ora sembrerebbe essere stata cancellata dal social network, ma da una veloce ricerca su Google se ne trova ancora traccia. Se si clicca, però, la pagina non è più disponibile. "Numerosi utenti di Facebook hanno segnalato la pagina attraverso i canali messi a disposizione dal social network - continua il Codacons - tuttavia gli amministratori del sito avrebbero risposto che la pagina rispetta gli standard dello stesso e, per tale motivo, la stessa sarebbe rimasta visibile per molto tempo sul web".

"Già il titolo parla da sé, inneggiando pratiche violente e sessuali nei riguardi della campionessa facendo leva sul suo stesso handicap, non rispetta affatto gli standard del sito dal momento che attraverso di essa vengono inevitabilmente veicolati i seguenti messaggi: incitamento all’odio, al razzismo, alla discriminazione per una disabilità, alla violenza, che costituiscono, invero, tutti elementi presenti nella policy di Facebook e dallo stesso vietati – scrive il Codacons nell’esposto - Per tali ragioni non si comprende il mancato intervento immediato di rimozione da parte dei responsabili. Detta pagina viola altresì i precetti costituzionali sanciti dagli articolo 2 e 3 della Costituzione che segnatamente mirano a salvaguardare i diritti assoluti dei cittadini di uguaglianza e di libera estrinsecazione della propria personalità”.

Per tale motivo il Codacons ha chiesto alle Procure della Repubblica di Roma e Venezia, nonché alla polizia postale e all’Autorità per le comunicazioni, di “utilizzare ogni strumento investigativo consentito dalla legge e dal rito allo scopo di predisporre tutti i controlli necessari per accertare e verificare se i fatti esposti possano integrare fattispecie di illecito civile, amministrativo e penale, nella forma tentata e consumata, nonché individuare tutti i soggetti da ritenersi responsabili e di conseguenza adottare i dovuti ed eventuali provvedimenti sanzionatori”.

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