"Gedicht macht frei": la scultura in stile Auschwitz scatena le polemiche degli ebrei

La Fondazione Benetton, che gestisce gli spazi della Galleria delle Prigioni, ha deciso di rimuovere l'opera per non urtare ulteriormente chi si è sentito ferito dall'installazione

Da opera d'arte simbolo della poesia visiva del noto artista italiano Sarenco a pomo della discordia tra la Fondazione Benetton e la comunità ebraica trevigiana. Questo il destino dell'installazione "Gedicht macht frei" ("La poesia rende liberi") che ormai da tempo è presente all'ingresso della Galleria delle Prigioni in piazza Duomo. Come riporta "la Tribuna", l'opera, nata con l'intento di usare la forza visiva della scritta poetica per ricordare l'Olocausto cercando di trasformare il dolore in qualcosa di positivo, è stata però fin da subito colpita dalle critiche del not medico legale Ilan Brauner, figura di spicco della comunità ebraica di Treviso, il quale ha rivisto nell'opera di Sarenco un triste e doloroso richiamo alla scritta "Arbeit macht frei" che accoglieva gli internati del campo di concentramento di Aushwitz. Una scelta quindi, quella di Fondazione Benetton e dei curatori della mostra "Poetic Boom Boom" di Imago Mundi, che non è piaciuta e che è stata per questo subito contestata perchè facilmente fraintendibile. Proprio per questo motivo, nelle ultime ore la Fondazione ha deciso di rimuovere definitivamente l'installazione per non urtare ulteriormente chi si è sentito ferito dalla stessa, sicuri però che l'originaria volontà espositiva non era quella di voler sminuire una orrenda pagina di storia mondiale ma piuttosto quella di usare la poesia e l'arte per far ricordare e metabolizzare diversamente la nostra storia.

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