"Un quarto d'ora di terrore, legata e spinta a terra. Mi hanno messo il coltello in bocca"

Parla la vittima della rapina di giovedì a Fossalta di Piave, moglie dell'imprenditore opitergino Giuseppe Mestre: "Mi dicevano di stare zitta altrimenti mi avrebbero fatto del male"

ODERZO "Erano in 3. Mi hanno immobilizzata e uno di loro mi ha puntato contro un coltello col manico giallo. Aveva la lama lunga e seghettata. Me l'ha anche messo in bocca...". Le immagini di ciò che è successo la sera prima passano ancora davanti agli occhi di Rosanna B., 60enne che giovedì sera è stata aggredita da un trio di banditi mentre si trovava da sola nella sua villetta di Fossalta di Piave: "Erano stranieri, uno solo parlava italiano - continua - mi diceva di stare ferma e di non parlare". La sventurata è stata legata con delle fascette da elettricista e imbavagliata con del nastro adesivo sulla bocca: "Sapessi quanto strette me le hanno legate", sottolinea mostrando i segni rossi sui polsi. L'aggressione dura circa un quarto d'ora, e nonostante un allevamento di cani di grossa taglia nelle vicinanze nessuno si è accorto degli intrusi: "Stavo guardando il telegiornale in taverna quando ho sentito un forte rumore - racconta - hanno buttato giù la porta a calci. Me li sono trovati davanti e subito mi hanno aggredita, non lo auguro a nessuno".

"Stai zitta o ti faccio del male"

Un incubo che sembrava non avere fine: "Hanno rovistato ovunque - continua la donna - erano convinti che ci fossero 3 o 4 casseforti, ma non è vero. Ho detto dove trovare la chiave dell'unica che abbiamo e hanno preso gioielli e orologi. Non c'era poi così tanto... Se ne sono andati quando hanno visto le luci del vialetto accendersi, stava tornando a casa mia nuora che abita lì (indica la casa vicino, situata in un unico lotto, ndr)". Più Rosanna B. ricorda quei momenti, più prende coscienza della gravità di ciò che le è accaduto: "Mi hanno portato via in ambulanza - ricorda - non riuscivo a muovere il braccio. Ora ne avrò per 45 giorni, se tutto va bene, perché c'è anche una piccola frattura. Me la sono procurata quando mi hanno spinta a terra, all'inizio. Non potevo muovermi. Rivedo ancora quella lama davanti...". 

"Avessi un'arma... Ma poi bisogna anche saperla usare"

Uno del trio sembrava essere il capo: "Era il più cattivo - continua - mi ha detto che se non fossi stata zitta mi avrebbe fatto del male, aveva in mano un piede di porco rosso. Per fortuna che mio marito non è tornato a casa, altrimenti avrebbe reagito e chissà come sarebbe finita. Mi ha soccorso per primo mio figlio, che è entrato per caso perché gli serviva della diavolina. Sono rimasta da sola mezz'ora, senza riuscire a lanciare l'allarme". Minuti interminabili: "Non abbiamo ancora capito come siano entrati, avevano le scarpe pulite e ieri pioveva - dichiara la vittima - avevano delle calze per nascondere il volto. Uno aveva una tuta, un altro dei jeans. Sono scappati dalla porta d'ingresso principale, dall'altra parte dell'abitazione, dopo aver chiuso la porta di servizio per rovistare in casa. Chiedo che le istituzioni facciano qualcosa - conclude - come mi sarei potuta difendere? Avessi avuto un'arma... Ma un'arma la devi anche sapere usare. Questa gente fa quello che vuole".

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