Accusato di aver rapinato la zia con il taser, rifiuta il rito abbreviato

Il 27enne Mateusz Zbigniew Chudoba andrà a processo dopo essersi astenuto dall'udienza preliminare per il rito abbreviato. L'accusato sostiene di essere stato costretto a confessare

Mateusz Zbigniew Chudoba, uno dei tre cittadini polacchi accusati della rapina del 28 febbraio dell'anno scorso ai danni della connazionale Dorota Turek, aggredita a colpi di taser, rinuncia al rito abbreviato e quindi andrà a processo.

La decisione a sorpresa è arrivata dopo che il difensore del 27enne, l'avvocato Alessandra Nava, aveva chiesto al giudice Umberto Donà (investito della funzione di gup per incompatibilità degli altri gip del Tribunale di Treviso) di astenersi dall'audienza preliminare in cui si sarebbe dovuti arrivare al giudizio con il rito abbreviato. Mateusz Zbigniew Chudoba, insieme al fratellastro 24enne Marek Jan Switacz e ad un altro cittadino polacco, il 43enne Jacek Wyluper, è accusato di aver messo a segno la rapina ai danni della zia avvenuta nell'abitazione della donna, che si trova in una zona isolata di Farra di Soligo. Jacek Wyluper è stato condannato in abbreviato a 6 anni di reclusione mentre Marek Jan Switacz, quello dei malviventi che avrebbe avuto il ruolo più marginale nella vicenda limitandosi a fare il palo e poi scappando via quando era scattata la violenza ai danni della parente, patteggerà entro la fine di gennaio una pena inferiore ai due anni. A raccontare della dinamica di quanto accaduto la sera del 28 febbraio dello scorso anno fu proprio Mateusz Zbigniew Chudoba, in quella che venne considerata una vera confessione. Che però l'uomo, che avrebbe agito per saldare un debito nei confronti di Jacek Wyluper, ha successivamente ritrattato depositando anche una registrazione. «Sono stato indotto a confessare, quelle mie dichiarazioni non erano spontanee» ha detto il 27enne, accusando i carabinieri di avergli estorto la versione che è valsa la condanna al complice 43enne, arrestato nel gennaio dell'anno scorso in Polonia con l'accusa di essere stato la mente dell'azione criminale dopo essere stato raggiunto da un mandato di arresto europeo.

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