Delitto di Rolle, accuse al suo avvocato: nuova bufera su Sergio Papa

Il legale, Alessandra Nava, ha chiesto un rinvio a sorpresa motivato dal fatto che negli atti del processo sarebbero entrati elementi che compromettono il rapporto fiduciario tra difensore e imputato

Il luogo della tragedia

Il processo a Sergio Papa, il 35enne accusato del duplice omicidio di Loris e Annamaria Nicolasi avvenuto il primo marzo del 2018 nella casa della coppia di anziani a Rolle regala un ennesimo colpo di scena. Nella udienza di oggi, giovedì, il legale dell'uomo, l'avvocato Alessandra Nava, ha infatti chiesto un rinvio a sorpresa motivato dal fatto che negli atti del processo sarebbero entrati elementi che compromettono il rapporto fiduciario tra difensore e imputato.

Si tratta delle dichiarazioni di un compagno di cella di Papa che al pubblico ministero Davide Romanelli avrebbe raccontato che il 35enne si sarebbe lamentato della strategia processuale adottata dal suo avvocato. «La Nava deve fare le cose bene, deve fare come dico io altrimenti finisce male»: avrebbe riferito Papa all'altro detenuto. Quelle frasi sarebbero contenute nel verbale dell'interrogatorio condotto dal pm solo qualche giorno fa. Il recluso aveva inviato in precedenza una lettera in Procura parlando di alcuni comportamenti di Sergio Papa. Una missiva con pessima calligrafia, a tratti persino incomprensibile a causa degli errori di grammatica e così il magistrato che ha coordinato le indagini sulla mattanza di Rolle ha deciso di recarsi nel penitenziario di Santa Bona e ascoltare direttamente il carcerato che ora l'accusa vuole anche vedere deporre durante il processo.

Una richiesta a cui l'avvocato Nava si è opposta. «Nelle dichiarazioni di quell'uomo non vi è nulla di rilevante, sono una versione ciclostilata di quanto abbiamo già sentito da un altro dei compagni di cella del mio cliente»: ha commentato l'avvocato, facendo riferimento alla deposizione di un altro recluso a Santa Bona che aveva riferito dell'ossessione di Papa di essere spiato e del fatto che, a riguardo dell'omicidio dei Nicolasi, il 35enne preferisse scrivere biglietti che poi distruggeva buttandoli nello sciacquone invece che dialogare anche solo a bassa voce. «Questo -chiude Nava- è un processo che va troppo veloce, mi chiedo se si voglia fare giustizia o solo trovare un responsabile chiunque esso sia. Continuiamo a voler sentire altri detenuti, magari gente che con la scusa della collaborazione è alla caccia di benefici per migliorare il proprio regime carcerario». Nelle udienze precedenti Papa aveva lanciato invettive contro i giornalisti e contro i metodi utilizzati nei suoi confronti durante le indagini, che il 35enne non aveva esitato a definire "mafiosi".

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