Ossessionato dai presunti tradimenti, malmena e insulta la moglie

I fatti, accaduti a San Fior, risalgono al periodo tra il 2016 e il 2017 e hanno visto come vittima una donna egiziana di 42 anni. La vicenda è approdata oggi in tribunale a Treviso

Un'aula di tribunale

Accecato dalla di gelosia, furioso perché convinto che la moglie lavorasse in un ambiente per lui troppo promiscuo e avesse storie con altri uomini. Troppo libera, troppo indipendente, troppo occidentale quella italiana per lui, un egiziano che su come dovesse funzionare il matrimonio aveva idee decisamente diverse. E allora sono iniziate le botte, la pressione psicologica, gli insulti, le umiliazioni. Fino a quando, confidatasi con una collega a cui ha mostrato i lividi sul corpo, segni della violenza del marito-padrone, la donna ha deciso di denunciarlo. I fatti, accaduti a San Fior, risalgono al periodo tra il 2016 e il 2017 quando l'ossessione dell'uomo per essere un "cornuto" raggiunge livelli intollerabili. La moglie lavora in ospedale, ha colleghe donne e colleghi uomini. A lui questo non va bene: e allora, ogni sera, quando la moglie torna dal turno, l'avrebbe costretta a togliere la biancheria intima per verificare che non avesse avuto rapporti con altri.

«Vedi, vedi - le urlava - qui ci sono le prove, sei stata a letto con altri uomini». E giù botte. L'avrebbe picchiata, umiliata tenuta ostaggio di un un clima intollerabile che avrebbe reso la convivenza praticamente impossibile. Riflettendosi sulla tranquillità dei tre figli minori, costretti ad assistere alle sfuriate quotidiane dell'egiziano. La sofferenza della 42enne ad un certo punto diventa evidente a tutti quelli che la conoscono, che siano amici o colleghi: dimagrisce, diventa taciturna. Chi lavora con lei, abituato ad una personalità esuberante e alla sua allegria. racconta di come ad un certo punto fosse diventata taciturna, introversa e triste.

«La vedevamo cambiata -hanno riportato agli inquirenti- come se fosse sempre impaurita». Ad un certo punto chi le vuole bene inizia a preoccuparsi e lei si confida: «Mi picchia, mi tratta male, è geloso». A raccogliere le confidenze della 42enne è in particolare una collega, a cui la donna un giorno mostra in bagno segni dei pestaggi, lividi sui fianchi e ad un braccio. E le viene detto di fare denuncia. Le scappa di casa e presenta la querela, poi le indagini portano al rinvio a giudizio e al processo.

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