Quando lo straniero “passò” e occupò San Pietro di Feletto

Tra gli episodi singolari, il coraggio di don Bernardo Michieli che fece il funerale agli arredi sacri della chiesa di Santa Maria sottratti così, in una bara sotto terra, agli appetiti del nemico

SAN PIETRO DI FELETTO La sera del 9 novembre 1917, un venerdì piovoso, il nemico arrivò, infine, a San Pietro di Feletto: lo straniero era dunque “passato”. E fu il panico. Quei giorni di paura saranno messi in scena dai ragazzi della scuola secondaria di primo grado di Rua di Feletto insieme alla Pro Loco e all’Amministrazione comunale giovedì 9 novembre 2017, alle 20.15, presso l’aula magna della scuola primaria di Rua di Feletto (via della Libertà 27). Dallo spettacolo multimediale, frutto di un anno di ricerca archivistica e di raccolta di testimonianze, emergeranno molti racconti di quei giorni drammatici tra cui uno particolarmente autorevole, quello di don Bernardo Michieli (FOTO IN ALLEGATO), titolare della parrocchia di Santa Maria di Feletto, che testimoniò l’anno dell’occupazione (gli Arditi sarebbero entrati a San Pietro di Feletto il 29 ottobre 1918) in una relazione datata 20 giugno 1919 e rinvenuta qualche anno fa presso l’archivio parrocchiale (il testo è integralmente pubblicato in Ad Usum Parochiae S. Mariae, ac S. Michaelis de Feletho di Antonio Soligon e Claudia Meneghin, Dario De Bastiani Editore, 2011).

“La popolazione era spaventata per la trista fama che precedeva l’invasore (…) – scriveva il Parroco -. Le case del paese furono tutte invase, gli abitanti costretti a ritirarsi tutti magari in granaio e derubati dei bovini, dei suini, delle galline; di tutto quello che poteva servire all’alimentazione. Il Parroco si adoperò subito alla difesa dei parrocchiani e poté frenare la rapacità della soldatesca non appena ebbe adito presso il Generale Comandante la 13ª Divisione Austriaca”. E ancora: “Si fecero requisizioni di bovini dietro buona resa ma la maggior parte furono trafugati di notte. I viveri non furono requisiti ma rubati. Una requisizione di grano fu fatta dal parroco per salvare quanto era possibile dalla rapacità dei soldati e venne regolarmente dallo stesso distribuito alla popolazione sulla sera del 9 novembre. Si tentò dai diversi comandi di internare i gli ex soldati italiani ma se ne poterono salvare la maggior parte non presentandone mai gli elenchi”.

Fu quello, dunque, un anno di fame nera per la popolazione del Feletto, con molte morti a causa della denutrizione e dell’influenza spagnola. “Le condizioni economiche della popolazione diventarono disastrose subito dopo l’invasione, specialmente dal Febbraio in poi. Moltissimi si ammalarono, e la mortalità, specie per fame, salì rapidamente a proporzioni allarmanti”. Dalle rapaci mani degli occupanti si salvò ben poco: persino le campane delle chiese di Santa Maria, San Michele e San Pietro vennero requisite e fuse per fare cannoni (che dopo la guerra vennero ri-fusi per rifare le campane). Ma – annotò don Bernardo – “le chiese della Parrocchia furono tutte rispettate” e “attentati alla vita e all’onore delle persone, violenze non ne furono”. Il nemico ebbe dunque anche un “volto umano”, che è testimoniato dalla foto in cui sono ritratti alcuni soldati austro-ungarici in compagnia di alcuni abitanti di Santa Maria di Feletto.

Borgo Schit a Santa Maria di Feletto-2

Tra i ricordi della Grande Guerra è presente anche un fatto singolare, contenuto non nella relazione del Parroco ma in Ad Usum Parochiae S. Mariae, a pagina 92. Eccolo: “Si narra infatti  che durante il periodo dell’invasione del 1917, del 1917, don Bernardo Michieli, con grande coraggio, al fine di salvare gli oggetti sacri della chiesa li nascose in una cassa da morto e organizzo il funerale al quale parteciparono, oltre all’addolorata comunità di Santa Maria e San Michele, anche gli stessi militari invasori che occupavano in quel momento la canonica. Finita la guerra don Bernardo ‘riesumò il tesoro’ che apparteneva a Santa Maria e lo riportò nella sua chiesa”. Tra le testimonianze che verranno offerte durante lo spettacolo del 9 novembre, anche quelle della maestra coneglianese Angelina Casagrande, contenute nel suo diario personale, e di mons. Emilio di Ceva, che, essendo stato cappellano di Rua e avendo mantenuto un forte legame con la popolazione, registra annotazioni preoccupate di tutte le notizie che riesce a recuperare. Oltre a letture delle testimonianze raccolte, tra cui quelle di alcuni bambini e ragazzi, verranno proposti canti di guerra e una rassegna di fotografie selezionate a seguito di una ricerca accurata fatta presso la Österreichische Nationalbibliothek. Questo lavoro è inserito in un percorso di quattro anni, il “progetto Grande Guerra”, che coinvolge l’Amministrazione comunale, la scuola secondaria di primo grado di Rua di Feletto e la Pro Loco. Ogni anni è stato affrontato un tema diverso: quest’anno tocca all’occupazione, al “nemico in casa”; il prossimo anno, il 2018, sarà l’anno della fine della guerra.

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