Conti truccati per nascondere i debiti dell'ex Modular, in tre a processo

Per la Procura se da un lato gli architetti del crack sarebbero stati gli amministratori, dall'altra i due componenti del collegio sindacale rinviati a giudizio avrebbero permesso il maquillage del bilancio non svolgendo i controlli dovuti

Un'aula di tribunale

Più di un milione di euro in false poste attive sul bilancio e inesistenti compensazioni di debiti previdenziali. Tutto per non far apparire il rosso profondo in cui erano sprofondati i conti e allontanare, sia pur solo di qualche anno, lo spettro del fallimento. Sono queste le accuse che la Procura di Treviso ha mosso nei confronti dei due amministratori e due componenti del collegio sindacale della ex Modular di San Vendemiano, società un tempo leader nella realizzazione di componenti per cucine comunitarie, indagati per il reato di bancarotta impropria.

L'impresa, che era stata successivamente rinominata come Tabete spa, era fallita nel 2011. Un ramo dell'azienda era stato successivamente venduto alla "Nuova Modular", rilevata  dal manager Simone Ferrari assieme ad un pool di imprenditori trevigiani e che aveva riassorbito parte dei dipendenti. Nell'udienza preliminare svoltasi nei giorni scorsi davanti al gup Angelo Mascolo uno dei due amministratori ha patteggiato una pena di 1 anno e 7 mesi di reclusione. Per l'altro e per i due sindaci è invece arrivato il rinvio a giudizio.

Per l'accusa nei tre anni precedenti al fallimento, dichiarato nel 2011 dopo un lungo periodo di cassa integrazione, i vertici della ex Modular avrebbero taroccato i bilanci, inserendo poste attive per oltre un milione in maniera tale da compensare le enormi perdite registrate. E per arrivare ad un minimo di attivo nei conti sarebbero stati inserite delle compensazioni rispetto a debiti previdenziali. Operazioni di make up contabile, scoperte dopo il fallimento.

Per la Procura se da un lato gli architetti dell'operazione sarebbero stati gli amministratori, dall'altra i due componenti del collegio sindacale rinviati a giudizio avrebbero permesso il maquillage del bilancio non svolgendo i controlli a cui erano tenuti. Il loro difensore, l'avvocato Carlo Broli, ribatte: «Possono esserci stati degli errori nei controlli, il che porterebbe eventualmente a responsabilità di natura civilistica. Ma i miei assistiti non hanno partecipato alle macchinazioni che hanno portato alla bancarotta e, rispetto alle accuse che vengono mosse, sono totalmente estranei ai fatti».

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