Tagli al personale e riduzione degli stipendi: il Mediaworld di Olmi chiude per sciopero

Annuncio epocale per lo storico punto vendita trevigiano che, nella giornata di sabato 3 marzo, rimarrà chiuso per una protesta sindacale che vede coinvolti ben quaranta dipendenti

OLMI Sciopero per l’intera giornata di sabato 3 marzo e presidio dalle ore 10 alle 13 per i quaranta addetti del Mediaworld di Olmi che hanno deciso di aderire in massa allo sciopero nazionale indetto da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs unitamente al coordinamento delle delegate e dei delegati.

Mediamarket, l’azienda titolare in Italia dell’insegna Media World, ha infatti annunciato alle organizzazioni sindacali la chiusura di alcuni punti vendita, licenziamenti, lo stop ai contratti di solidarietà e l’eliminazione dal 1° maggio 2018 della maggiorazione domenicale del 90% riconoscendo il solo 30% previsto dal Contratto nazionale. L’impresa, sostengono le organizzazioni sindacali, è mossa dalla volontà di rendere tutti i punti vendita economicamente sostenibili in virtù di un bilancio consuntivo in perdita di 17 milioni di euro e ha precisato nel corso di un recente incontro che ciò si è determinato perché un maggior numero di negozi ha registrato un andamento negativo rispetto l’anno precedente. Considerato che l’esito dell’incontro porta ad ulteriore perdita di occupazione e alla volontà di ridurre il salario dei lavoratori, la decisione di proclamare la mobilitazione nazionale è inevitabile e si pone l’obiettivo di far retrocedere l’azienda da tali decisioni e riportare le relazioni sindacali ad un confronto costruttivo che si ponga prima di tutto l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione e migliorare le condizioni di lavoro.

“Per quanto riguarda il punto vendita di Olmi - precisa Massimo Boscaro della Fisascat Cisl Belluno Treviso - troviamo inaccettabile il blocco della maggiorazione domenicale, perché gli addetti lavorano quasi tutte le domeniche, e questo taglio avrebbe un impatto pesante sugli stipendi. Al Mediaworld le condizioni di lavoro sono pesanti e sono peggiorate perché negli ultimi tre anni il numero degli addetti è diminuito e alla normale attività si è aggiunta quella legata alle vendite on line che tra l’altro non vengono conteggiate nel fatturato del punto vendita. Lo sciopero di sabato è solo il primo atto di una mobilitazione che proseguirà. A tal fine è proclamato da subito lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori”.

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