Uccise il genero, giudizio immediato per Giovanni Padovan

L'anziano di Silea avrebbe sparato per una vecchia ruggine con il marito della figlia, un rancore alimentato anche dalla presunta aggressione che l'uomo avrebbe subito da parte di Paolo Tamai nel lontano 2004

Giovanni Padovan e Paolo Tamai

Andrà a giudizio immediato Giovanni Padovan, il 91enne che la mattina del 19 maggio scorso ha ucciso con una fucilata al volto il genero Paolo Tamai. Omicidio volontario l'accusa formulata dal pubblico ministero Davide Romanelli ma senza le aggravanti: il che apre uno spiraglio alla difesa, affidata al penalista Fabio Crea, per chiedere il rito abbreviato e poter così evitare la condanna all'ergastolo. Futili e abbietti, secondo le accuse mosse dal sostituto procuratore Davide Romanelli, i motivi dell'omicidio: Padovan avrebbe sparato in ragione della vecchia ruggine con il marito della figlia, un rancore alimentato anche dalla presunta aggressione che l'anziano avrebbe subito da parte di Tamai nel lontano 2004 e per la quale, dopo essersi fatto refertare in Ospedale a Treviso lesioni giudicate guaribili in 10 giorni, aveva denunciato il 63enne Padovan ha raccontato con poche parole quello che è successo quella domenica mattina.

«Ero sulla porta di casa e lui dalla porta di casa sua mi derideva... ho preso il fucile e gli ho sparato, così è finita». Secondo la perizia disposta dalla Procura il 91enne quando ha premuto il grilletto «aveva una capacità di intendere e volere scemata ma solo in modo lieve ed è è in grado di partecipare al processo».

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