Dal Brasile alla Marca trevigiana: i pronipoti degli emigranti veneti visitano il liceo Levi

Il Liceo Levi accoglie 25 studenti brasiliani dello Stato di Santa Caterina. Gli studenti, tutti con radici venete, sono in Italia nell'ambito di un progetto di interscambio

MONTEBELLUNA Bastava guardali negli occhi, vedere il colore dei capelli, o ascoltare i loro cognomi, Gava, Marcon, Bettiol, Ceron, Biz, Zanette, Frezza, Tronchin per capire che c’era qualcosa di molto famigliare in loro. I venticinque ragazzi della scuola Sact di Criciuma, con settemila studenti, nello Stato di Santa Caterina in Brasile, che venerdì 9 febbraio, hanno visitato l’edificio del Liceo Levi di Montebelluna, sono in gran parte di origine veneta; pronipoti di migranti che partirono all’indomani dell’Unità d’Italia proprio dal Veneto, alla fine del 1800. Prima di una serie di grandi migrazioni italiane verso l’America Latina.

Gli studenti brasiliani sono in Italia dal 23 gennaio e stanno completando il progetto di interscambio con scuole Itis Galilei di Conegliano e Liceo Artistico Munari di Vittorio Veneto. Hanno visitato l’area archeologica di Oderzo, il percorso naturalistico di Falzé di Piave, il Molinetto delle Croda, la città di Venezia, quelle di Verona e di Padova e pure una serie di aziende locali, cantine, aziende casearie e trascorso una giornata sulla neve al Nevegal. Il 9 febbraio hanno fatto tappa al Liceo Levi, ultima scuola superiore realizzata nel Veneto, al momento tra le più innovative. Ad accoglierli gli studenti delle classi 5D scientifico e 4A scienze applicate. Il preside Ezio Toffano nel suo saluto ha ripercorso le tappe della drammatica emigrazione dei Veneti verso l’America Latina. Una emigrazione che ha lasciato traccia in tanti toponimi in Brasile, ma soprattutto in quel mondo di tradizioni e valori che ancora permeano la comunità italo-brasiliana. Le parole di una studentessa brasiliana confermano questo humus comune, questa cultura delle origini che riemerge. “Venire in Italia non è stata soltanto la mia prima volta all’estero - ha detto Ana Carolina Zanette -, ma anche la realizzazione di un sogno che avevo da piccola. Quando ho visto il paesaggio davanti a me, mi sono commossa, perché era difficile credere che fosse così bello e mi rendevo conto che neppure le fotografie erano in grado di dire quello che sentivo dentro. Il mio cognome era in tutti i paesi e le persone speciali che ho conosciuto mi hanno fatto venire la voglia di restare in Italia. In questo meraviglioso paese mi sono sentita a casa mia”. Presente per l’associazione “Trevigiani nel mondo” Alvaro Perin. Il sindaco di Montebelluna Marzio Favero ha ricordato che proprio il Veneto è la regione che ha avuto il più alto numero di emigrati. “Partivano con una valigia di cartone, ma ricchi di valori. Visitando il Rio Grande do Sul e Santa Caterina ho potuto ad esempio vedere la tradizione veneta dei capitelli in alcune strade del Brasile”. “Sono state tre settimane intense - spiega il professor Diego Gorza dell’Itis Galilei -. Abbiamo visitato molta parte del Veneto. Grande la cordialità con cui siamo stati ricevuti al Levi. L’obiettivo è quello di ricostruire i ponti andati perduti, le famiglie divise che non si sono mai ritrovate rivivono nella ricerca delle proprie radici fatte da questi studenti. Un interscambio che fa bene a noi e che fa bene a loro”. Si realizza attraverso le scuole un nuovo ponte, stavolta meno drammatico, fatto di amicizia, di cultura e probabilmente anche di future iniziative economiche e imprenditoriali.

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