Sfruttamento della prostituzione, 63 donne sotto protezione in Veneto

Il progetto avviato dalla Regione. In dieci mesi di attività (da settembre 2016 a giugno 2017) gli operatori del network veneto hanno contattato 1942 persone e avviato a percorsi di orientamento 342 potenziali vittime

TREVISO La Regione Veneto assicura continuità al sistema unico ed integrato di interventi e servizi per contrastare tratta, prostituzione, caporalato, sfruttamento sessuale di minori, accattonaggio, matrimoni forzati, sfruttamento nei lavori domestici e nella logistica, e ne avvia la seconda fase. Il progetto si chiama “Nave” (acronimo di Network anti-tratta Veneto), è attivo dallo scorso anno, grazie alla leva finanziaria dei fondi del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio (1.300.000 euro stanziati) e alla decisione della Regione di assumere la cabina di regìa e di investire 140 mila euro, cioè tutte le disponibilità economiche della legge 41/1997 contro abusi e sfruttamento sessuale, con la quale il Veneto vent’anni fa assunse un ruolo diretto nel contrasto a prostituzione e tratta.

Al network veneto anti-tratta aderiscono 46 enti, il Comune di Venezia come capofila e i Comuni capoluogo di provincia in forma di partenariato, mettendo a disposizione personale, appartamenti e risorse con un budget integrativo di 276 mila euro. Altri finanziamenti sono arrivati dalla Fondazione Cariparo del Veneto (46 mila euro) e da Save the Children (57 mila euro). Per il 2017-2018 il budget complessivo sale a un milione e 600 mila euro e la rete si allergherà a nuovi partners territoriali,

In dieci mesi di attività (da settembre 2016 a giugno 2017) gli operatori del network veneto hanno contattato 1942 persone, avviato a percorsi di orientamento 342 potenziali vittime, inserito in percorsi di protezione sociale 63 adulti (in prevalenza donne straniere, oltre la metà sono nigeriane) e 23 minori. L’attività di Na.Ve, che si avvale anche del numero verde anti-tratta gestito dal comune di Venezia, ha consentito alle forze dell’ordine di avviare 27 procedimenti penali contro le reti illegali e il traffico di persone, di cui 7 gestiti direttamente dalla Direzione distrettuale antimafia.

“Il progetto ‘Network anti-tratta Veneto’ – evidenzia l’assessore regionale al Sociale - ha permesso di avviare un percorso di superamento della frammentazione dei settori coinvolti (sanità, lavoro, tutela minori, formazione…) e anche di rafforzare, oltre che la rete nel territorio, anche la conoscenza delle dimensioni di questo fenomeno in Veneto, elemento indispensabile per delineare una corretta programmazione”. “In virtù di questa sperimentazione, nella quale la Regione ha svolto il ruolo di ‘cabina di regìa’ – prosegue l’assessore -  abbiamo voluto confrontarci con i direttori dei servizi socio-sanitari, i comitati dei sindaci oltre che con i Comuni capoluoghi di provincia per formulare una estensione del progetto, che potremmo chiamare “N.A.Ve 2”, in modo da proseguire e rafforzare le forme di collaborazione e partenariato, con particolare attenzione non solo ai grandi centri urbani ma a tutto il territorio regionale, dove il fenomeno dello sfruttamento di donne e minori purtroppo si sta diffondendo”.

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“Gli esiti del lavoro svolto nei primi dieci mesi, il numero di enti coinvolti e la rete territoriale attivata – conclude l’assessore – ci impongono di non mollare la presa nel contrasto alle molteplici forme di sfruttamento delle persone, in considerazione anche dell’aumento dei flussi migratori, degli arrivi di minori stranieri non accompagnati e della crescita dell’industria criminale dei trafficanti di esseri umani. Proseguire il lavoro del network, allargando il numero dei partner, ci consente di consolidare un modello efficace di contrasto e di offrire una risposta etica ad una piaga aberrante, che rappresenta il nuovo volto della schiavitù”.

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