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Tratta di esseri umani: in manette anche 58enne di Quinto

Sgominata dai Carabinieri una banda che trafficava in uomini e donne provenienti dalla Nigeria. Le donne, comprate, venivano costrette a prostituirsi. In manette anche un 58enne di Quinto di Treviso

Valentina Severin11 luglio 2012

Un’operazione complessa, partita nel 2006, si è conclusa mercoledì con l’arresto di 17 persone, una delle quali un 58enne di Quinto di Treviso.

TERRA PROMESSA - L’indagine, condotta dal Nucleo investigativo di Sassari e soprannominata “Terra Promessa”, si è conclusa con lo sradicamento di una articolata rete che trafficava esseri umani dalla Nigeria all’Italia, li teneva in schiavitù, costringendo le donne a prostituirsi e favorendo l’immigrazione clandestina.

In tutto le persone arrestate sono 17, due italiani e 13 nigeriani, due dei quali fermati in Francia e Germania con la collaborazione dell’Interpol e dei militari di Treviso, Olbia, Roma, Genova, Prato, Arezzo, Caserta e Parma.

LA DENUNCIA - Le indagini dei Carabinieri sono partite nel 2006, in seguito alla denuncia sporta da una nigeriana, a Olbia. La donna era stata attirata in Italia con la promessa di un lavoro, per essere costretta a prostituirsi.

Nel corso degli accertamenti i militari hanno ricostruito un’articolata rete, costituita da diversi soggetti che avevano messo in piedi una vera e propria associazione a delinquere, attiva nel nord della Sardegna.

ARRESTI NEL 2008 - Una prima svolta nell’attività investigativa si è avuta nel 2008, con l’arresto di 16 persone, tutt’ora sotto processo. Ulteriori approfondimenti hanno poi condotto agli arresti di questi giorni.

LA TRATTA - Gli schiavi venivano reclutati in Nigeria. In particolare le giovani, tutte di età tra i 17 e i 30 anni e di famiglia poverissima, venivano comprate per 1.500 – 2mila euro. I membri della banda si occupavano di tutto: dai documenti falsi al trasporto dalla Nigeria alle coste dell’Africa e da lì in Italia, viaggi che duravano dai 15 ai 20 giorni, a volte passando per i Paesi dell’Europa dell’Est.

Gli arrestati si accollavano anche le spese del viaggio, dagli 8 ai 9mila euro da versare ai trafficanti. Debito che finiva per legare le giovani agli sfruttatori fino alla sua estinzione e che quasi sempre cresceva, perché le ragazze dovevano ripagare anche i documenti falsi, l’affitto del marciapiede e della casa, che dividevano anche in 20.

MADAME - Una volta in Italia le schiave venivano affidate alla madame, una prostituta salita di grado all’interno dell’organizzazione, che le teneva vincolate a sé grazie alla superstizione. La madame procurava loro l’alloggio, riscuoteva l’incasso e avvisava gli incaricati della banda quando qualcuna di ribellava.

In questo caso la punizione variava dalle minacce alla sottrazione dei documenti, dalla violenza fisica o sessuale alla vendetta nei confronti dei parenti.

MATRIMONI COMBINATI - La prostituzione non era però l’unica fonte di guadagno dell’organizzazione: lucrava anche sui matrimoni combinati con italiani consenzienti. Le nozze per ottenere la cittadinanza costavano agli stranieri tra i 6mila e i 7mila euro.

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ARRESTO A QUINTO - G.B., l’uomo di 58 anni di Quinto di Treviso, è stato arrestato per aver rilasciato, in cambio di 6mila euro, una falsa dichiarazione di lavoro come badante a una nigeriana che doveva sottoporsi a delle cure mediche.

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