Fusione tra Veneto Banca e Bipop Vicenza, la Cisl si scaglia contro Baretta

Il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze chiede al Governatore Zaia di insistere nel progetto. Il sindacato: "Ma lei un tempo non si occupava di tutelare i lavoratori metalmeccanici?"

TREVISO “Onorevole Baretta, ma lei un tempo non si occupava di tutelare i lavoratori metalmeccanici? O già allora difendeva le oligarchie sindacali? Ieri quella riformista, oggi quella autonomista e corporativa?”. Interviene cosi Massimiliano Paglini, segretario generale First-Cisl Belluno Treviso, preoccupato per le dichiarazioni del sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Pier Paolo Baretta, che rilancia l’ipotesi - apparsa oggi sulle pagine del Corriere del Veneto - di una fusione tra le due ex Popolari venete, chiedendo al Governatore Zaia di insistere nel progetto.

Non condividiamo ma comprendiamo le logiche che hanno ispirato il governatore Zaia – aggiunge Paglini – nel sostenere una possibile fusione, in quanto Zaia è espressione di quella parte politica che ritiene imprescindibile l’autonomismo del popolo veneto e con esso una banca veneta, piuttosto all’onorevole Baretta chiediamo se veramente pensa che una fusione tra due assistiti dal Fondo Atlante possa essere salutare e utile per le migliaia di lavoratori che verrebbero drasticamente ridotti, le centinaia di migliaia di imprese clienti promiscui che si vedrebbero ridotte le linee di credito, le economie territoriali del Nord Est già massacrato dalla politica centralista e dai poteri forti romani”.“Su una cosa ha ragione Baretta – prosegue Paglini-: servono i Piani industriali per capire quali saranno le linee per la ristrutturazione ed il rilancio delle due banche, ma affermare semplicisticamente che una fusione sarà la panacea di tutti i mali significa non conoscere il funzionamento di una banca, la sua realtà operativa e fattuale e, nel caso delle due ex popolari, le debolezze ancora esistenti sulle quali vi è la necessità di agire rapidamente con percorsi paralleli, ma distinti, di consolidamento, per completare il risanamento faticosamente avviato dalla trasformazione in SpA”.

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Conclude Paglini: “Probabilmente Baretta non conosce puntualmente lo stato dell’arte e pertanto lo invito a confrontarsi con chi conosce direttamente l’oggetto del contendere prima di fare affermazioni avventate che rischiano di andare nel senso opposto di quello auspicato, ovvero il recupero della fiducia da parte dei territori e del mercato e la restituzione a questi ultimi di aziende bancarie solide, efficienti e credibili”.

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