Droga dello stupro e anabolizzanti, scarcerati Nicolò Burighel e Mauro Chemello

Per gli investigatori della squadra mobile i due, incensurati e insospettabili, sarebbero gli snodi di un vasto traffico di sostanze stupefacenti e dopanti. La difesa: il "gbl" è in realtà detergente per macchine stampatrici

Sono già usciti di galera Nicolò Burighel e Mauro Chemello, i due uomini arrestati giovedì dalla squadra mobile di Treviso con l'accusa di traffico di stupefacenti. Nel "bazar" della droga all'interno della loro abitazione oltre ad anabolizzanti, metanfetamine, ecstasy, ketamina, eroina, morfina e persino sintesi di testosterone erano stati ritrovati anche più di 11 litri di "gbl", un acido conosciuto come la droga dello stupro perché, se somministrato in piccole dosi, causa la perdita dei freni inibitori e della memoria.

«Quella sostanza -ha spiegato il 35enne Burighel, che insieme al 40enne Chemello è difeso dall'avvocato Giorgio Pietramala del Foro di Venezia- la uso come detergente della macchine per la stampa di cui sono rappresentante». Una spiegazione arrivata nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip Bruno Casciarri che, dopo aver convalidato l'arresto, ha accolto la richiesta della difesa e modificato la misura cautelare da custodia in carcere ad arresti domiciliari.

I due hanno inoltre aggiunto che gli stupefacenti trovati in casa, per un valore di circa 100mila euro, sarebbero stati in realtà destinati all'uso personale. «Anche gli anabolizzanti -ha sottolineato Chemello al giudice- li assumiamo noi per la nostra attività fisica in palestra». Ma per gli inquirenti i due, incensurati e insospettabili, sarebbero invece gli snodi di un vasto traffico di sostanze stupefacenti e dopanti.

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