Giostraio ucciso a Barcon dalla guardia giurata, condannati i due complici

Nella notte del 22 aprile il terzo componente della banda, il 37enne Manuel Major, è rimasto ucciso da un colpo di pistola sparato dalla guardia giurata Massimo Zen, indagato dalla Procura di Treviso per omicidio

L'auto dei giostrai colpita dalla guardia giurata Zen

Quattro anni e 8 mesi per Euclide Major, 4 anni e 5 mesi per Jody Garbin. Queste le condanne inflitte stamattina, martedì, in abbreviato dal gup Piera De Stefani ai due giostrai, accusati di una serie di colpi ai bancomat di vari istituti di credito della Provincia. Otto gli assalti, di cui tre riusciti, tutti avvenuti tra marzo e aprile del 2017. Gli ultimi tre sono andati in scena la sera del 22 aprile, giorno in cui il terzo componente della banda, il 37enne Manuel Major, è rimasto ucciso a Barcon di Vedelago da un colpo di pistola sparato dalla guardia giurata Massimo Zen, ora indagato dalla Procura di Treviso per omicidio.

Euclide Major, 36 anni, è il cugino di Manuel Major mentre Jody Garbin, 26enne, è il cognato del bandito rimasto ucciso. I due erano finiti all'attenzione dei carabinieri subito dopo la sparatoria di Barcon. In particolare Euclide Major, la cui madre era accorsa in ospedale convinta che lo "zingaro" rimasto gravemente ferito (era Manuel e morirà qualche giorno dopo per le gravi lesioni al cervello causate dalla pallottola che gli era penetrata nel cranio) fosse il figlio. Invece si trattava del nipote. E' seguendo le tracce lasciate da Euclide Major, anche attraverso alcune intercettazioni telefoniche, che i carabinieri sono arrivati a Jody Garbin, l'artificiere della banda, quello cioè che preparava l'esplosivo (chiamata "marmotta") con cui venivano fatte saltare le postazioni bancomat. In una delle conversazioni al telefono registrate dagli inquirenti i due parlano anche di 13 mila euro, riferendosi all'ultimo colpo riuscito (proprio la notte del 22 aprile) che avrebbero dovuto essere usati per il funerale di Manuel Major.

Gli imputati, difesi dagli avvocati Fabio Crea e Ilaria Pempinella, hanno sempre sostenuto che la sera in cui è morto Manuel Major erano disarmati. Una versione opposta a quella della guardia giurata Massimo Zen, che ha sostenuto di aver sparato rispondendo al fuoco partito dalla macchina in cui erano i malviventi e che lui avrebbe tentato di fermare. Ma sul luogo della tragedia è stata trovata solo una pistola giocattolo su cui i rilievi non hanno evidenziato tracce del dna nè del morto né degli altri due complici.

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