Processo per la morte di Leonard Muca, nessuna prova dell'uso del freno a mano

Il giudice ha escluso la perizia cinematica, il conducente, già condannato, ha ammesso di non aver visto nulla: l’assicurazione non potrà più aggrapparsi al caso fortuito

Leonard Muca

Oggi, mercoledì 6 marzo 2019, in Tribunale a Treviso, l’ennesima udienza del processo per la morte di Leonard Muca ha visto un’importante e quasi decisiva svolta a favore della battaglia che da tre anni e mezzo i familiari di Leonard Muca e Studio 3A-Valore Spa, che li assiste, stanno portando avanti per ottenere quanto meno un congruo risarcimento, sin qui incredibilmente negato dall’assicurazione. L'8 novembre 2015. Leonard, 23 anni di origini albanesi ma residente da anni con la famiglia a Treviso, ex studente dell'istituto Turazza, è seduto sul sedile posteriore di una Ford C Max condotta da Rigert Ismailaj, oggi 24 anni, pure lui albanese, di Trevignano, mentre sul sedile anteriore destro si trova Gentian Muca (omonimo ma non suo parente), albanese, 24 anni di Montebelluna. La vettura percorre via don Minzoni a Contea in direzione Caerano San Marco-Montebelluna. Superata una semi curva e percorso un tratto in rettilineo, il conducente effettua un sorpasso azzardato e perde il controllo dell'auto, che si gira su se stessa finendo con la fiancata sinistra centro-posteriore contro un grosso albero al margine della strada. L'urto è tremendo e si concentra sulla porta posteriore, non lasciando scampo a Leonard: trasportato all'ospedale in condizioni disperate, morirà dopo quattro giorni di agonia, il 12 novembre 2015.

I familiari, distrutti dal dolore, per ottenere giustizia, tramite il consulente personale Diego Tiso, si sono rivolti a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini che, parallelamente al procedimento penale aperto dalla Procura di Treviso, ha presentato richiesta di risarcimento alla compagnia della vettura, Verti (già Direct Line) che però ha risposto picche, aggrappandosi a un aspetto particolare della dinamica del sinistro e invocando il “caso fortuito” per non pagare. Secondo la ricostruzione del consulente tecnico incaricato dal Pubblico Ministero titolare del fascicolo per omicidio colposo, la dott.ssa Barbara Sabattini, sulla perdita di controllo dell'auto e la sua rapida rototraslazione potrebbe aver influito anche l'intervento sul freno di stazionamento che sarebbe stato azionato da Gentian Muca, passeggero trasportato anteriormente. Gesto che però non è mai stato chiaro se e quando sia avvenuto (l'autore sostiene di averlo effettuato ad auto già ferma), ma che comunque, anche se fosse accaduto durante il sorpasso, è chiaramente “istintivo, in conseguenza del pericolo imminente percepito”, riconosce lo stesso magistrato. Tutti infatti, perito compreso, hanno concordato che le responsabilità fossero da ascrivere essenzialmente al sorpasso azzardato compiuto dal guidatore e dal repentino rientro nella sua carreggiata per evitare un veicolo che giungeva in senso opposto: Ismailaj ha inanellato anche varie infrazioni. Nella richiesta di rinvio a giudizio si parla di “negligenza, imprudenza, imperizia e violazione delle norme disciplinanti la circolazione stradale, consistite nel tenere la velocità di 80 km/h, superiore al limite imposto in quel tratto, e, comunque, inadeguata alle condizioni della strada, nell'effettuare il sorpasso di un veicolo che lo precedeva in un tratto di strada caratterizzato da linea continua di mezzeria e senza accertarsi che la strada fosse libera per uno spazio tale da consentire l'esecuzione della manovra in condizioni di sicurezza”.

Tant’è che Ismailaj, con sentenza pronunciata il 28 febbraio 2018, è stato condannato in primo grado dal giudice del Tribunale di Treviso, dott. Angelo Mascolo, a un anno e sei mesi, con la condizionale, e a 4 anni di sospensione della patente. Nei confronti dell'imputato, che pur aveva chiesto il rito abbreviato, il giudice ha accolto in toto le richieste (un anno e otto mesi) del Pm e le argomentazioni dell'avv. Andrea Piccoli, del foro di Treviso, il legale che rappresenta uno dei fratelli della vittima, che si è costituito parte civile e a cui il dott. Mascolo ha riconosciuto a titolo di risarcimento una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro. Una condanna significativa sul piano penale, per quanto sia stata appellata dal legale dell’imputato, perché ha reso finalmente giustizia alla famiglia di Leonard, ma anche su quello civile di fronte al muro eretto dalla compagnia di assicurazione, che però non è venuto meno neanche in quest’occasione.

A fronte di un possibile concorso di responsabilità con questo presunto azionamento del freno a mano nella perdita di controllo dell’auto, il Pm ha ritenuto di chiedere il rinvio a giudizio anche per l'altro passeggero, e il dott. Mascolo ha accolto la richiesta, stralciando la posizione di Gentian Muca, che non ha chiesto riti alternativi. Ed è qui che Verti ha preso la palla al balzo, aggrappandosi al caso fortuito (il freno a mano tirato da terzi) per denegare ancora il risarcimento, nonostante l'evidenza e i tentativi di Studio 3A di arrivare a una soluzione stragiudiziale, facendo presenti i diritti dei familiari della vittima e la pretestuosità di questa posizione. Al punto che i congiunti di Leonard si sono visti anche costretti, tramite l'Avv. Piccoli, a citare in causa in sede civile la compagnia davanti al tribunale civile di Treviso, chiedendo un equo risarcimento per tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali patiti, in primis il danno morale e da perdita del rapporto parentale.

Ma dopo l’udienza odierna dello stralcio di procedimento penale a carico di Gentian Muca, per la compagnia sarà difficile continuare con tale chiusura. Il giudice, infatti, non ha ammesso agli atti la discussa perizia cinematica accogliendo un’eccezione sollevata dal difensore di Gentian, al quale, pur essendo emersa fin da subito la circostanza del freno a mano che l’avrebbe chiamato in causa, non è stato notificato l’incarico per la consulenza tecnica impedendogli così di nominare un perito di parte. Non solo. E’ stato ascoltato anche il conducente della vettura, il quale non ha potuto confermare in alcun modo questo fantomatico azionamento del freno di stazionamento asserendo che lui, in quel momento, guardava solo la strada e non ha visto altro. Il processo è stato aggiornato all’8 aprile per un’altra questione procedurale, ma a questo punto le prove a carico del passeggero si sgonfiano notevolmente e per i familiari di Leonard si avvicina l’ora della giustizia anche sul fronte civile.

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