Esponente della mafia nigeriana arrestato a Treviso in via Pisa

L'uomo, 34enne, era titolare di un negozio etnico in via Ronchese, a Santa Bona. Vasta operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con 13 stranieri fermati per sfruttamento della prostituzione

L'operazione della squadra mobile di Palermo

Rappresentava una delle principali ramificazioni della mafia nigeriana nella Marca. Un cittadino nigeriano di 34 anni, Oseiwe Ewobe, titolare di un regolare permesso di soggiorno, residente a Treviso con la compagna, in via Pisa, e titolare di un negozio di prodotti etnici in via Ronchese, nel quartiere di Santa Bona, è stato arrestato nella mattinata di oggi, giovedì, su ordinanza di custodia cautelare della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Ad eseguire la cattura e a trasferire in carcere, a Santa Bona, lo straniero sono stati gli uomini della squadra mobile di Treviso e personale della Questura di Palermo.

Il 34enne faceva parte del sodalizio mafioso EIYE (o Supreme Eiye Confraternity), ben radicato in Italia e in Europa e non solo: si tratta di un'organizzazione criminale, specializzata in furti e reati contro la persona, che si contrappone all'altro tristemente noto gruppo malavitoso nigeriano che è chiamato Black Axe. Oseiwe Ewobe, con precedenti per rissa e resistenza a pubblico ufficiale, era soprannominato "Hope" o "Hope in God", era un membro di rilievo dell'organizzazione nel Nord Italia, partecipava alle riunioni organizzative ed esercitava un ruolo chiave nella gestione dei conflitti e negli equilibri interni. Aveva raggiunto, stando a quanto accertato dagli investigatori, al ruolo di "Eagle", ovvero "capo dei picchiatori".

La Procura di Palermo gli contesta l'associazione mafiosa in quanto esponente di spicco di un gruppo che, si legge nell'ordinanza che ha disposto le misure cautelari, "opponendosi e scontrandosi con altre organizzazioni rivali opera per assumere e mantenere il predominio nell'ambito della comunità nigeriana, avvalendosi della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e di omertà, così come del ricorso all'esercizio della violenza anche armata".

QUI I DETTAGLI DELL'OPERAZIONE DI PALERMO

«Avevamo notato una scarsa affluenza di clienti e ci chiedevamo come potessero tirare avanti -commenta Enrico Renosto, ex consigliere comunale residente della zona- inoltre avevamo orario strani diversamente da altri negozi. Siamo contenti che le forze dell'ordine abbiano lavorato in questo modo, abbiamo la certezza che il territorio è monitorato. Questo episodio, sebbene grave, non inficia il lavoro che il quartiere sta portando avanti per migliorare la vita dei residenti,il territorio è molto migliorato rispetto alla realtà degli anni 80, tolleranza zero x chi sta fuori dalle regole».

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