Corruzione e fatture false, capitano della Guardia di Finanza a processo

Stefano Grassi, 56 anni, era stato rinviato a giudizio insieme alla sorella Matilde Grassi, 55 anni, e dieci imprenditori per un presunto giro di favori illeciti fra lui e imprenditori a cui avrebbe fornito informazioni riservate

E' iniziato questa mattina a Treviso il processo che vede alla sbarra il capitano della Guardia di Finanza Stefano Grassi, 56 anni, rinviato a giudizio insieme alla sorella Matilde Grassi, 55 anni, e 10 imprenditori, di cui 5 della Provincia di Treviso per un presunto giro di favori illeciti fra lui e imprenditori a cui avrebbe fornito informazioni riservate, ricavate dall'anagrafe tributaria, in cambio di denaro e favori.

Alla sbarra, tra gli altri, anche il presidente degli industriali di Pordenone Michelangelo Agrusti, accusato di corruzione e falsa fatturazione in concorso con il manager pordenonese Giorgio Costacurta. Agresti, che si dice totalmente estraneo ai fatti, avrebbe chiesto a Grassi di interessarsi  in merito ad un accertamento condotto dalla Guardia di Finanza di cui era stata oggetto una sua azienda. In cambio Grassi avrebbe ricevuto due treni di gomme destinati e un iphone, donato alla moglie da Agresti nel dicembre del 2014.

A processo ci sono anche Franco Zorzi, 66 anni, della Zorzi spa di Quinto di Treviso e il vicentino Alessandro Bregolato, 56 anni, di Quinto Vicentino, rappresentante della Saiv spa, imputati di corruzione e falsa fatturazione; il vicentino Bernardo Capparotto, 72 anni, della Gold Planet srl e il trevigiano Andrea Pavanetto, 43 anni, della vicentina Clipp, accusati di corruzione e accesso abusivo in sistema informatico; il napoletano Gennaro Borriello della Imefin spa, 52 anni, per il solo accesso abusivo a sistema informatico. Infine, Dino Roberti, 48 anni, e Barbara Basset, 43 anni, dell’Autofficina Km sas di Povegliano sono accusati di corruzione ed emissione di false fatture.

«Si segnala -recita un comunicato di Imefin pervenuto alla nostra redazione che volentieri pubblichiamo- come la dizione “A processo ci sono anche […] il napoletano Gennaro Borriello, della Imefin spa per il solo accesso abusivo a sistema informatico“, utilizzata al terzo capoverso, lasci intendere l’esistenza di un rapporto professionale/partecipativo tra il Borriello e la Imefin SpA ed il coinvolgimento nel procedimento della Imefin SpA quale parte attiva dell’attività delittuosa. Sul punto si evidenzia l’errore del redattore e si specifica quanto di seguito: totale inesistenza di qualsivoglia rapporto professionale/partecipativo tra il Borriello e la scrivente Imefin SpA; nel procedimento oggetto del predetto articolo, la Imefin SpA risulta essere parte lesa in quanto subiva l’accesso abusivo al proprio sistema informatico. Orbene, stante la possibilità della redazione di verificare quanto su esposto direttamente nel fascicolo del procedimento, si chiede la rettifica dell’articolo pubblicato, in ragione del danno reputazionale arrecabile alla scrivente Imefin Spa dal medesimo e dai relativi collegamenti web».

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