Nuovo personale alla Questura, la replica del sindacato:«Solo un possibile futuro»

A replicare alle parole del Questore di Treviso Vito Montarulli è la segreteria provinciale del SILP CGIL trevigiano che nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme per la mancanza di personale operativo

La Questura di Treviso

«Il prefigurato incremento di personale riportato dal Questore, è futuro e non attuale. Infatti, non è ancora in alcun modo previsto dal Dipartimento della Polizia di Stato, che non ha disposto il movimento di personale, ed è solo una proiezione della possibile disponibilità di agenti che usciranno dai prossimi corsi di formazione, insufficiente comunque a rimpiazzare il numero dei pensionamenti. Noi ci auguriamo che almeno in parte ciò avvenga, anche grazie alla nostra azione». A replicare alle parole del Questore di Treviso Vito Montarulli è la segreteria provinciale del SILP CGIL trevigiano che nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme per la mancanza di personale operativo, il cui numero è fortemente diminuito nel corso degli anni.

«Si tende a spostare l’attenzione: se da una parte è vero che il concorso del Reparto Prevenzione Crimine contribuisce a potenziare i servizi di controllo del territorio, dall’altra viene taciuto l’aggravio dei carichi di lavoro del personale impiegato nelle attività amministrative che occupano la parte preponderante del personale della Questura – spiega il SILP CGIL –. In questi settori la perdita di personale pensionato non è stata sanata e il carico di lavoro di chi è uscito oggi ricade inevitabilmente e gravosamente sul sempre meno personale rimasto, con riflessi negativi che hanno già aumentato situazioni di stress. Ricordiamo che questi stessi operatori sono chiamati a svolgere anche i servizi di ordine pubblico e a sostituire il personale addetto ai servizi istituzionali, con un aggravio delle competenze».

«I 10 uomini in più insomma, sono in realtà una speranza, un atto di fede -ironizzano dal SILP CGIL- Forse il Questore si riferisce a possibili aggregazioni estemporanee, occasionali e giornaliere, del Reparto Prevenzione Crimine Veneto che svolge la sua funzione prevalentemente nel Triveneto (ma sono aggregati spesso in tutta Italia), come supporto per il controllo del territorio. Non svolgono certo indagini, non rilasciano licenze, non trattano permessi di soggiorno, asili politici e nemmeno passaporti. Vero è che la Questura ha sempre mantenuta alta l’attenzione sul controllo del territorio, ma parlare di 10 uomini in più non è realistico. Un palliativo alla visibilità, fumo negli occhi, che non modifica di molto il drammatico assetto territoriale relativamente ai carichi di lavoro».

«Quanto al supporto informatico a tutti i poliziotti è sembrata una amara barzelletta. Sono vent’anni che in Polizia non ci sono più poliziotti negli archivi, ma solo personale civile. Come detto si vuole spostare l’attenzione solo sul controllo del territorio, quando è peculiarità esclusiva della Polizia di stato il rilascio di alcune autorizzazioni e Licenze, nonché i tanto difficili da ottenere, passaporti, nonché l’attività di rilascio, rinnovo permessi di soggiorno per i 13mila residenti stranieri in provincia. Infatti, se per il rilascio di un permesso di soggiorno fino a 10 anni fa ci si impiegavano 10 minuti di implementazioni e interrogazioni informatiche, oggi il lavoro porta a perdere solo per un permesso anche 40 minuti. Al 31 ottobre – continua il SILP CGIL – sono circa 25.300 i passaporti rilasciati da inizio anno, 1.800 in più del 2018, ma sono rimasti solo tre operatori dell’ufficio passaporti a fronte degli 80 appuntamenti giornalieri. L’informatica aiuta i processi ma le incombenze sono esponenzialmente aumentate con aggravio di tempo e incombenze».

«Una visione manageriale – conclude la segreteria del Sindacato – di gestione delle risorse umane e strumentali vorrebbe che fosse praticata una rivisitazione dell’organizzazione interna dei diversi settori della Questura, che tenga conto delle incontrovertibili modifiche di assetto attuali e future.  Non solo, che tenga conto anche della crescente età media del personale e delle farraginosità strumentali, che allungano i tempi di lavoro invece di ridurli. Una visione che a Treviso manca».

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