Accusato di terrorismo: «Pensavo solo al lavoro e a fare festa con gli amici»

Yahia Mansour, lo studente tunisino di 19 anni che viveva con il padre a Breda di Piave, si difende in una lunga lettera, inviata alla nostra redazione. Ad incastrarlo alcuni post condivisi su Facebook contro Israele e a favore dell'estermismo islamico

Yahia Mansour, foto da Facebook

Yahia Mansour, il tunisino di 19 anni sospettato di terrorismo e per questo respinto lunedì scorso alla frontiera (all'aeroporto Marco Polo di Venezia) al rientro in Italia, ha inviato una lettera alla redazione di Trevisotoday. Nella missiva dello studente che viveva a Breda di Piave con il padre, c'è tutta la frustrazione e la sofferenza per un sogno infranto, quello di poter avere una vita nel nostro Paese. Yahia ora si trova a Sfax (Tunisia), con la madre. «E' un momento bruttissimo, non dormo neanche più la notte»: ci scrive il giovane.

Salve e Buongiorno,

Sono Yahia Mansour, penso che voi tutti avete sentito questo nome... Io sono tunisino, residente a Treviso, o possiamo dire residente a Treviso prima del 19 maggio. Ecco la mia versione dei fatti. Tra il 2014 ed il 2015 durante la guerra di Israele contro Gaza (Palestina) vedevo in tv che c'erano bambini di Gaza che morivano ogni secondo. Da quel momento, avevo 14 anni, ho cominciato a pubblicare sulla mia pagina Facebook alcune cose contro gli ebrei e contro Israele: non sapevo cosa significava veramente, avevo visto che tutti gli arabi le pubblicavano, allora anche io ha pubblicato. Non sono però un radicalista e non sono un terrorista: penso che in quel momento anche alcuni di voi hanno publicato cose contro Israele.

Il 12 gennaio 2016 sono venuto in Italia e ho cominciato un'altra vita. Sono entrato nella scuola, ho cominciato a studiare, ho visto che l’Italia è il mio futuro. Da quando sono venuto qui non ho pubblicato quasi niente di quelle cose lì e piano piano sono diventato come gli italiani: non sono più praticante e non faccio neanche il Ramadan. Ho cominciato anche a farmi degli amici: ho un amico israeliano, abbiamo lavorato insieme al mercato di Grado. Tutti i miei amici mi conoscono benissimo, sanno che io non sono un terrorista e non sono un musulmano praticante. Non sono entrato in galera neanche un minuto nella mia vita, credetemi, ne' per droga, ne' per terrorismo. Pensavo solo al lavoro e nel mio giorno di riposo uscivo con il miei amici e andavo alle feste e in discoteca.

Il 27 dicembre 2017 sono tornato in Tunisia a fare una vacanza, ho rinnovato il passaporto e ho fatto un corso di saldatura. Il 19 maggio 2019 ho preso l'aereo e sono tornato in Italia per lavorare con mio fratello in un'azienda di saldatura: la polizia mi ha bloccato in aeroporto a Venezia, mi hanno portato dentro e mi hanno fatto firmare alcuni fogli senza leggerli. Mi hanno detto che io ero un terrorista e non potevo più entrare in Italia. Sono rimasto scioccato sinceramente: mi hanno detto che se firmavo o non firmavo non cambiava nulla e allora ho firmato senza leggere. Quando ho pubblicato quelle cose ero piccolo, minorenne: adesso ho perso tutto, ho perso il futuro la vita e tutto per colpa di cose vecchie. La mia reputazione è diventata sporca in tutta Europa.

Ma la cosa che non sapevano tutti è che io ho amato l’Italia più della Tunisia, ho amato il popolo italiano e ho amato il rispetto che davano agli altri. Ho anche rispettato la libertà del popolo italiano e non ho mai pensato a fare del male, credetemi. Non sono come state pensando: sono un ragazzo giovane che voleva lavorare, comprare una bella macchina, una bella casa, sposare una bella ragazza e fare dei figli. Ormai adesso la mia vita è rovinata: non lo so se riescirò a tornare in Italia pero voglio almeno che sappiate la verità almeno tutti voi. Sapete che io non sono un terrorista e non voglio del male di nessuno. Sono un giovane di 19 anni, venuto in Italia per lavoro e creare un bel futuro. Io davo il mio rispetto a tutto il popolo italiano e a tutto il popolo di Treviso: non parlate male di me, voglio mantenere la mia reputazione pulita tra di voi.

Grazie

Yahia Mansour

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