Sprar, la rivolta dei residenti di San Liberale contro l'arrivo dei profughi

Mario Conte (Lega Nord) attacca Ca' Sugana: "Dei 50 posti vagheggiati dalla sinistra ad oggi ce ne sono di disponibili solo 10 e soltanto due Cooperative hanno richiesto di far parte del programma di lavoro"

TREVISO I residenti di una palazzina di via Umbria, nel quartiere di San Liberale, sono sul piede di guerra. Il proprietario di un immobile ha dato la disponibilità alla cooperativa La Esse di poter ospitare dei migranti in base al progetto Sprar. Nei giorni scorsi una lettera, infilata nella cassetta delle lettera dei condomini, li allertava di un incontro pubblico con gli operatori (lo scopo era quello appunto di spiegare il progetto ai residenti) che si è regolarmente svolto nel tardo pomeriggio di mercoledì". Assenti i rappresentanti di Ca' Sugana mentre hanno preso parte alla riunione il capogruppo del Carroccio in consiglio comunale a Treviso, Mario Conte e l'ex Assessore al sociale Mauro Michielon.

“Il progetto Sprar -hanno spiegato con un comunicato congiunto- declamato da Manildo e dalla sinistra trevigiana come “il” modello per l’accoglienza degli stranieri extracomunitari, è un fallimento su tutta la linea. Adesso Sindaco ed esponenti politici della maggioranza di Treviso e degli altri Comuni che hanno aderito provino pure a giustificarsi”.

“Dei 50 posti vagheggiati dalla sinistra ad oggi ce ne sono di disponibili solo 10 e soltanto due Cooperative hanno richiesto di far parte del programma di lavoro. Questo risultato, drammaticamente fallimentare per chi ha cantato le lodi dello Sprar, è la dimostrazione della risposta assolutamente negativa che viene dall’opinione pubblica del nostro territorio, che di fronte al dramma dell’invasione di stranieri solo in minima parte veri rifugiati meritevoli di tutela e sostegno, volta le spalle a queste politiche folli di finta accoglienza che in realtà è soltanto una mostruosa sanatoria degli ingressi illegali”.

“Ricordiamo le parole del sindaco di Treviso, secondo cui il modello da seguire non è quello che prevede  più controlli a tutela della sicurezza dei cittadini ma invece  l’accoglienza diffusa di tutti indistintamente, sparpagliando in giro persone di identità e provenienza quantomeno incerta. Bene: quel modello, alla prova dei fatti, è un fallimento. Le esigenze di chi accoglie e dei pochi che hanno il diritto di essere accolti non si contemperano, come pensava Manildo, infilando stranieri in giro, ma con severe verifiche sulle identità e una giusta, doverosa e necessaria suddivisione tra chi ha in effetti la possibilità di richiedere lo status di rifugiato e chi invece si confonde nei flussi di coloro che scappano dalla guerra e dalle persecuzioni per entrare illegalmente in Italia. La sinistra ha spacciato lo Sprar come “concretezza”, invece è l’ennesima dimostrazione del fatto che “i compagni” vivono sulla luna, completamente disarticolati dal sentire comune della gente. I cittadini hanno bisogno di sentirsi sicuri e tutelati, non di trovarsi i quartieri invasi di sconosciuti”.

“Adesso Manildo ci spieghi pure l’esito ridicolo di questo progetto. Si voleva imporre alla collettività soluzioni irragionevoli, la collettività ha risposto picche. Un altro disastro dei sindaci della sinistra e una ulteriore “perla” che la giunta Manildo può aggiungere al proprio curriculum di fallimenti”.

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