Spariti con gli anticipi per le auto di lusso: truffa da un milione

Maxi operazione della Guardia di Finanza e dei carabinieri di Chioggia: 44 le persone truffate, i soldi sono stati trasferiti su conti esteri. Obbligo di dimora per Marco Bortoluzzi, un 41enne di Spresiano che movimentava somme su conti italiani

L'indagine è stata gestita da carabinieri e Guardia di Finanza

Le auto provenivano da paesi esteri e non erano immatricolate in Italia. In alcuni casi, erano macchine noleggiate che finivano esposte nel salone solo per attirare i clienti. Maserati, Audi, Bmw, Mercedes, veicoli di lusso a prezzi stracciati. Gli acquirenti, viste le offerte vantaggiose, non ci mettevano molto a decidere di comprarle ma quando versavano gli acconti non sapevano che la macchina che avevano acquistato non sarebbe mai arrivata. I titolari del concessionario, infatti, inventavano giustificazioni ritardando la consegna. In tre mesi si sarebbero intascati un milione di euro truffando 44 persone. La Guardia di Finanza è riuscita a chiudere il cerchio sul maxi raggiro della concessionaria «Ok Auto» di Chioggia che dopo tre mesi di attività, a settembre scorso ha chiuso i battenti. Le auto, insieme ai titolari, sono sparite. E così anche i soldi. 

Gli indagati, nell'ambito dell'indagine del nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Venezia e dei carabinieri della compagnia di Chioggia sono quindici, dei quali sei colpiti da un provvedimento di obbligo di dimora: un 41enne di Este, un 45enne di Bassano del Grappa, titolare di una società con sede a Romano D'Ezzelino che si occupava di trasferimento di somme e Marco Bortoluzzi, un 41enne di Spresiano che movimentava somme su conti italiani.

L'inchiesta è partita dopo una serie di denunce presentate ai carabinieri di Chioggia da parte delle vittime. Clienti che avevano versato gli acconti per le macchine senza riceverle. C'era chi aveva già pagato 5mila euro, ma anche chi 16mila o addirittura 20mila. Ai vertici del gruppo, secondo gli investigatori, ci sarebbero Antonino Infantino, 35enne di Caltanissetta, Antonio Ferrari, 45enne di Cavarzere e Giuseppe Tamburini, 51enne di Cismon del Grappa (Vicenza). Gli altri indagati vivono tra il veneziano, il padovano, il vicentino e la Sicilia.

Ognuno, nell'«organizzazione», aveva un preciso ruolo. C'erano i promotori, chi procurava le auto, chi faceva da «agente», chi le faceva provare ai clienti. Dalle indagini è emerso che i conti correnti della società e dell’amministratore erano stati immediatamente svuotati e i proventi della truffa trasferiti su altri conti in Croazia, Germania e Inghilterra, intestati a prestanome. In alcuni casi il provento della truffa è rientrato nella disponibilità dei responsabili, in altri casi è stato utilizzato per l’acquisto di auto di lusso. Questa mattina la Guardia di Finanza e i carabinieri hanno eseguito 16 perquisizioni nelle province di Venezia, Padova, Vicenza, Treviso, Reggio Calabria e Caltanissetta. Sono stati effettuati sequestri per 600mila euro.

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