Crisi Panto: dallo sciopero a oltranza alla cassa integrazione

Cronistoria di un mese di sciopero alla Panto di San Biagio di Callalta, tra aspettative e delusioni, dalla minaccia di occupazione dell'azienda alla firma della cassa integrazione

Un mese fa iniziava lo sciopero dei 118 dipendenti della Panto Spa, l'azienda di serramenti di San Biagio di Callalta per anni leader nel settore. Tre giorni fa è stata firmata la cassa integrazione straordinaria per tutti i lavoratori, ma la vicenda è ancora lontana da una soluzione.

ASPETTATIVE DELUSE - Dopo l'ennesima delusione e tre mesi di lavoro non retribuito, il 6 settembre scorso i dipendenti dell'impresa incrociano le braccia, annunciando lo sciopero a oltranza.

A scatenare l'ira dei lavoratori l'esito del vertice tra sindacati e amministratore delegato della Panto, dopo la pausa estiva. A luglio la proprietà aveva assicurato che al rientro dalle vacanze degli italiani avrebbe rifinanziato l'impresa e delineato un piano di produzione. Ma le risposte non arrivano e i lavoratori, delusi e a bocca asciutta, decidono di dare battaglia, minacciando di occupare lo stabilimento.

VERSO L'OCCUPAZIONE - L'11 settembre, dopo giorni di silenzio, i sindacati ottengono un nuovo confronto con l'amministratore delegato della Panto, che però si rivela ancora una volta inconcludente. L'azienda assicura che pagherà ai dipendenti la tredicesima ancora non corrisposta e, forse, una delle tre mensilità arretrate e avanza la proposta della cassa integrazione per tutti i lavoratori.

Offerta respinta in toto dai rappresentanti dei lavoratori, che decidono di andare avanti con lo sciopero finché l'azienda non verserà loro quanto dovuto e non presenterà un piano di rilancio industriale.

Il giorno seguente dal presidio davanti allo stabilimento i lavoratori passano in strada, bloccando per ore la Postumia con un'azione di volantinaggio tra gli automobilisti, per spostarsi nei giorni seguenti alle piazze e ai mercati.

NUOVA SOCIETA' E META' DIPENDENTI - Il 15 settembre alla Panto si riuniscono nuovamente sindacati e rappresentanti dell'azienda e la Panto illustra il proprio progetto: liquidare l'attuale società per crearne una nuova, anche con la partecipazione di investitori esterni, ma con l'assunzione di metà dipendenti. L'azienda si impegna inoltre a versare una prima parte degli stipendi arretrati con il ricavato della vendita di uno stabilimento all'estero.

Ipotesi che sindacati e lavoratori non prendono nemmeno in considerazione: conditio sine qua non della firma del concordato è la riassunzione di tutti 118 i lavoratori, anche con il ricorso a contratti di solidarietà.

Lo sciopero dunque continua, anche se viene accantonata l'ipotesi dell'occupazione dello stabilimento, e vengono coinvolti anche Provincia e Regione.

CASSA INTEGRAZIONE - Il 25 settembre, come promesso, la Panto versa mille euro a ciascun dipendente, assicurando che a breve verrà saldato anche il resto. E due giorni dopo viene organizzato il primo incontro al Sant'Artemio, che si conclude con un nulla di fatto.

Mentre la protesta dei lavoratori prosegue, il 2 ottobre viene organizzato un vertice in Regione e il giorno seguente il secondo incontro al Sant'Artemio. Dopo quasi quattro ore di confronto, i sindacati firmano la cassa integrazione di 12 mesi per i dipendenti.

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Ma lo stallo non si sblocca: la Panto resta ferma sulla posizione della liquidazione con la riassunzione di metà dipendenti, mentre le organizzazioni sindacali ribadiscono il loro rifiuto.

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