Veneto Banca, la Cisl: “Si tutelino il lavoro e le attività di Claris Leasing e Claris Factor”

Gestiscono un portafoglio di crediti in bonis di quasi 900 milioni di Euro (684 Claris Leasing e 188 Claris Factor), hanno realizzato quasi 7 milioni di utili netti nel 2016

TREVISO Cinquanta dipendenti, quasi 7 milioni di euro di utili netti nel 2016 e un portafoglio di Crediti in bonis di quasi 900 milioni da gestire. Nella galassia delle attività di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca non acquisite da Intesa San Paolo ma destinate alla liquidazione amministrativa ci sono due società del territorio, la Claris Leasing e la Claris Factor, controllate interamente da Veneto Banca spa (ora in liquidazione) ma con un importante profilo economico-finanziario e con una consistenza patrimoniale di tutto riguardo.

Esse gestiscono un portafoglio di crediti in bonis di quasi 900 milioni di Euro (684 Claris Leasing e 188 Claris Factor), hanno realizzato quasi 7 milioni di utili netti nel 2016 (5,4 Claris Leasing e 1,8 Claris Factor), detengono un patrimonio netto complessivo di quasi 100 milioni di euro e occupano circa 50 dipendenti. Il credito deteriorato complessivo non supera il 5% del portafoglio crediti, con coperture comprese tra il 47% dei crediti dubbi e il 60% delle sofferenze.

Da subito la First Cisl Belluno Treviso, assieme alla Cisl e alla First Cisl nazionale, ha espresso apprezzamento per l’intervento del Governo. “Il decreto, la cui conversione in legge auspichiamo sia rapida - spiega Massimiliano Paglini, segretario generale della First Cisl Belluno Treviso - mette in sicurezza il Sistema bancario, le economie dei territori servite dalle due ex Popolari, i risparmiatori e l’occupazione delle due banche e di tutte le imprese che fruivano di credito da parte dei due istituti. Non possiamo e non vogliamo entrare nel merito del perché non siano state acquisite tutte le attività e quindi Claris Leasing e Claris Factor. Registriamo tuttavia la possibilità di un deterioramento dell’operatività di ambedue, qualora dovessero restare, anche solo per un periodo limitato, senza un veicolo distributivo in grado di operare a servizio della clientela e del territorio”.

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“Le due società - prosegue Paglini - hanno un valore intrinseco importante che necessita di essere difeso facendo ripartire le attività. Il Decreto non esclude il conferimento degli “attivi” in Società Gestione Attività (SGA). Tuttavia riteniamo possa essere più proficuo sia per la gestione commissariale che per i dipendenti e le economie del territorio l’individuazione di una rete distributiva con una collocazione sul mercato che, da una parte, generi un ritorno alla Liquidazione coatta amministrativa di Veneto Banca e, dall’altra, consenta a queste due società di ripartire e di superare questa fase. Ove dovesse prevalere una soluzione ‘di mercato’ facciamo appello a tutti i soggetti imprenditoriali e a tutte le categorie economiche locali affinché si difenda il legame con i territori di appartenenza di queste due società per non disperdere il patrimonio di risorse, conoscenze e professionalità che hanno contribuito allo sviluppo delle economie più dinamiche del Paese. Per questo auspichiamo che i Commissari liquidatori agiscano in fretta”.

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