Prostitute a casa dei clienti, 200 euro a prestazione: tra le squillo anche una minorenne

Dopo l'omicidio di Fontane i carabinieri di Treviso hanno scoperto la ricca attività (almeno 200mila euro il giro d'affari in pochi mesi) gestita dalla compagna di Florin Ionut Stingaciu, il 26enne moldavo in carcere per l'omicidio di Igor Ojovanu

La conferenza stampa che si è svolta presso il comando provinciale dell'Arma

Le "squillo", pubblicizzate on line su siti specializzati in appuntamenti, ricevevano i clienti direttamente in un appartamento messo a disposizione della maitresse, ad un costo che variava tra i 70 ed i 150 euro (in base al servizio offerto), o accompagnate a casa del cliente, per una tariffa "base" di almeno 200 euro. Il costo aumentava in base a richieste particolari e alla danarosità di chi richiedeva la squillo tra le proprie mura domestiche, per festini a base di sesso. Un giro di prostituzione molto ricco, con almeno 200mila euro di ricavi in pochi mesi (solo quelli accertati) per gli organizzatori, è stato scoperto e interrotto definitivamente dai carabinieri di Treviso nei giorni scorsi.

Gli investigatori, coordinati dal tenente Andrea Caminiti, comandante del nucleo radiomobile, hanno provveduto ad arrestare per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione P.T., 33enne moldava, compagna di Florin Ionut Stingaciu, il 26enne moldavo in carcere per l'omicidio di Igor Ojovanu, avvenuto a Fontane nel settembre dello scorso anno. E' proprio nel corso delle indagini che hanno riguardato il delitto che i militari hanno scoperto il giro di prostituzione gestito dalla donna che ospitava le ragazze, tutte moldave, tra i 29 ed i 30 anni, presso un appartamento della palazzina di Fontane, al cui esterno si è consumato il delitto, durante l'addio al celibato del povero Igor. Ad insospettire gli investigatori c'era anche l'alto tenore di vita tenuto dal presunto killer, da allora in carcere (non lavorava ma si spostava a bordo di un Porsche Cayenne), e dalla compagna.

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Dopo l'omicidio l'attività ("disturbata" dalla grande attenzione mediatica e dalla presenza costante delle forze dell'ordine nella zona del condominio in cui le prostitute vendevano il loro corpo) era stata trasferita prima a Zero Branco, in un appartamento nei pressi dello Zero Center (poi abbandonato a causa degli alti costi dell'affitto), e poi a Lanzago di Silea, abitazione di uno dei due complici della donna, il connazionale 51enne B.V.. Altra base della banda era la residenza del secondo "gregario" della maitresse, B.D., un moldavo 19enne di Breda di Piave, arrestato perchè durante la perquisizione avvenuta nell'ambito di questa indagine sono stati rinvenuti nella sua abitazione sei involucri di cocaina da mezzo grammo ciascuno e sottoposto ora ad obbligo di firma. Non semplice per i militari eseguire i provvedimenti: a Breda il padrone di casa ha finto di essere addormentato mentre a Fontane, dove viveva la 33enne, i carabinieri sono dovuti entrare in casa con l'ausilio di una scala mobile dei vigili del fuoco di Treviso. Sequestrato diverso materiale informatico tra cui telefoni cellulari (ogni squillo era dotata di un proprio numero di telefono, stratagemma per non ricondurle in modo diretto alla 33enne) e una macchina fotografica che serviva per il book da pubblicare sui siti di annunci come "BakekaIncontri" o "Moscarossa".

Tra le sette prostitute identificate dagli investigatori c'era anche una minorenne moldava, classe 2001. Proprio per questo nei confronti della 33enne e del 51enne (l'unico dei tre attualmente a piede libero) è contestata l'aggravante della prostituzione minorile. Lei come le altre ragazze arrivavano in Italia e si trattenevano al massimo per tre mesi, con un normale visto per i cittadini extra-Ue. Il turn over delle giovani prostitute era così assicurato. Sentiti anche decine di clienti, molti dei quali molto facoltosi, oltre ad alcuni residenti dei condomini in cui l'organizzazione aveva messo radici.

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