«Avevo i diavoli in testa, don Federico mi ha chiuso in uno stanzino e mi ha toccato»

E' cominciato il processo a carico del sacerdote, ex parroco di Santa Giustina e Val Lapisina: secondo l'accusa, tra il 2009 e il 2010, De Bianchi avrebbe molestato quattro giovani

Don Federico De Bianchi

E' iniziato questa mattina, martedì, con la deposizione di alcuni dei testi della pubblica accusa il processo a carico di don Federico De Bianchi, il 43enne ex parroco Santa Giustina e Val Lapisina finito a giudizio con l'accusa di violenza sessuale. Secondo il pubblico ministero Barbara Sabattini, il magistrato che ha coordinato le indagini,  tra il 2009 e il 2010 De Bianchi avrebbe molestato quattro giovani (due si sono costituiti parte civile), al tempo dei fatti tra i 18 e i 26 anni e tutti affetti da patologie psichiatriche approfittando della loro situazione. Oggi, martedì, hanno testimoniato anche due delle presunte vittime. Mentre il racconto di una è apparso incerto, l'altro ha riferito in maniera nitida, con particolari sconvolgenti, quello che gli sarebbe accaduto.

«Quel giorno -ha raccontato durante la sua deposizione- ero andato a visitare una mia parente in ospedale. Avevo i diavoli in testa e ho pensato che un prete potesse aiutarmi. Ho incontrato don Federico e gli ho spiegato il mio problema. Lui mi ha portato in una stanzetta dietro alla cappella dell'ospedale e mi ha offerto due sigarette. E mi ha chiesto dei miei peccati». Poi continua: «Ho detto che mi "toccavo" spesso ma Don Federico mi ha detto che quello non è un peccato. Mentre parlavamo mi ha palpato le parti intime sopra i vestiti. Poi gli ho detto che avevo dei problemi con le dimensioni del mio pene e lui mi ha detto di mostrarglielo e lo ha toccato. Io ero congelato, non stavo bene, prendevo dei farmaci che mi facevano sentire come immobilizzato».

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Secondo la versione del ragazzo l'incontro si sarebbe interrotto perché il nonno, con cui si era recato in ospedale, era andato a cercarlo. Il giorno dopo avrebbe ricevuto una telefonata da don De Bianchi. «Non pensare che io sia gay gli avrebbe detto il sacerdote - io i gay li studio. Ho raccontato a mio nonno quello che è successo ma forse non mi ha creduto».

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