Bancario suicida, condannata per riciclaggio l'amante russa

La vicenda è avvenuta all'interno della filiale di Volpago della Popolare di Verona. Le indagini hanno accertato che il 54enne faceva transitare denaro nel conto corrente della donna da cui poi prelevava in maniera quasi compulsiva con una tessera bancomat

La sede della banca popolare di Verona

Quasi 300 mila euro fatti transitare in conti correnti di ignari clienti della banca su cui finivano smobilitazioni di investimenti di cui nessuno sapeva, a partire dai clienti. Tutti ignari ma non la bella russa con cui il direttore della filiale di Volpago della Banca Popolare di Verona avrebbe avuto una liason amorosa e clandestina e che, secondo le ipotesi della Procura di Treviso che l'ha indagata per riciclaggio, avrebbe messo a disposizione il suo conto corrente per far sparire e riapparire 280 mila euro. Stamattina, martedì, la donna, Cristina Magala, 34 anni, è stata condannata in primo grado a 1 anno e 10 mesi con la sospensione della pena. Il pubblico ministero Davide Romanelli aveva chiesto tre anni di reclusione. Alla banca, che si era costituita parte civile, è stato riconosciuto un risarcimento di 280mila euro che però non è immediatamente esecutivo.

A svelare questa storia di "segreti e bugie" all'interno della filiale di Volpago della Popolare di Verona è un controllo interno all'istituto di credito che viene avviato dopo aver registrato discrepanze nei conti correnti di alcuni clienti dei quali l'ex direttore Gianni Daniel si occupava personalmente, gestendo i loro investimenti e i pacchetti azionari. Le indagini appureranno che il 54enne faceva transitare denaro nel conto corrente della donna russa, da cui poi lui stesso prelevava in maniera quasi compulsiva con una tessera bancomat. Ma il giro di soldi avrebbe riguardato anche altri conti correnti su cui il direttore muoveva denaro per poi intascarselo. Uno in particolare, di cui è titolare una anziana che non ha il bancomat. I controlli vanno allora a esaminare le riprese delle telecamere alla macchina di prelevamento della filiale e ci si accorge che, negli orari in cui la cliente senza tessera avrebbe fatto dei prelievi, a utilizzare il bancomat è proprio il direttore. Ancora prima della denuncia le indagini interne portano alla immediata sospensione dal servizio di Daniel.

Poco dopo, siamo nel luglio del 2016, l'uomo si suicida. Alla famiglia il 54enne non dice nulla della sospensione e racconta invece di aver preso qualche giorno di ferie. Una mattina esce di casa con la scusa di dover fare dei "lavoretti" in un altro immobile di sua proprietà. Poi di lui non si sa più nulla fino a quando non viene ritrovato impiccato. Quando la Procura che indaga sul caso chiede l'archiviazione la banca si è opposta e il gip dispone che vengano compiute nuove indagini, che svelano il giro di denaro e mettono nei guai la bella russa.

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