Finisce l'era del Cso Django: il collettivo Ztl lascia la "Piave"

Aperto nell'ottobre scorso, il primo vero centro sociale trevigiano giovedì ha chiuso i battenti, anche se solo temporaneamente, in attesa di novità

Un murales all'ingresso del centro sociale

TREVISO - Cso Django, ossia Centro Sociale Occupato Django. Il nome ai più ricorderà il noto film del maestro hollywoodiano Quentin Tarantino vincitore di ben due premi Oscar, ma in questo caso si tratta del primo vero centro sociale aperto a Treviso grazie ai ragazzi del collettivo di Ztl.

L'apertura ufficiale del centro è avvenuta tre mesi fa, non senza polemiche sia a livello politico che di cittadinanza, con l'occupazione dell'ex Caserma Piave in via Monterumici che in breve tempo è stata letteralmente rivoluzionata e sistemata per poter accogliere chiunque ne avesse bisogno. Il Cso Django però è stato, è, e forse sarà ancora un centro sociale però atipico: in molti infatti si aspettano concerti, assemblee pubbliche e attività di ogni genere, ma il Cso ha offerto fino a giovedì molto di più. Grazie all'impegno dei ragazzi infatti, tutta la zona dell'ex caserma è stata messa, per quanto possibile, in sicurezza e negli spazi maggiormente fruibili sono stati creati una palestra popolare (che avrebbe dovuto essere inaugurata i primi giorni di febbraio), una Bio-Osteria, un bar, una Ciclo-Officina, una sala studio, una sala concerti-assemblee e persino un dormitorio per le persone meno abbienti ed in difficoltà. 

Il problema però per i militanti di Ztl, spalleggiati nel tempo anche da ragazzi di altri centri sociali del Veneto come Padova, è stato quello di aver utilizzato dei modi che in molti hanno definito illegali, avendo usufruito fino ad oggi uno stabile di cui non erano proprietari o gestori. In molti quindi hanno a più riprese negli ultimi mesi chiesto che Ztl abbandonasse spontaneamente la zona o che subissero uno sgombero da parte della polizia e in più occasioni per poco ciò non è avvenuto, tanto che nel centro comunque erano state già preparate le eventuali barricate per impedirne l'accesso alle forze dell'ordine. Nel frattempo però, nonostante il mancato appoggio politico e di parte della cittadinanza, il Collettivo è andato avanti per la sua strada, cercando di portare l'attenzione sociale sugli spazi vuoti del centro di Treviso e sulla necessità per i ragazzi della Provincia di avere uno spazio dedicato dove potersi realmente esprimere in maniera libera. E ciò è potuto avvenire solo in via Monterumici, in quanto nelle precedenti occupazioni effettuate in centro città Ztl aveva sempre dovuto lasciare gli immobili dopo alcuni giorni di occupazione.

Giovedì però è arrivata l'ultima grande svolta, a poche ore dal Consiglio Comunale di mercoledì dove era stata proprio presentata una mozione sulla vicenda dell'ex caserma occupata. "Abbiamo deciso di chiudere il Centro Sociale per venire incontro all'amministrazione comunale e allo Iuav viste le ultime proposte in gioco. Ribadiamo però che si tratta di una chiusura solo temporanea: se infatti entro breve non vedremo un futuro fattibile per l'area della caserma, noi siamo pronti a rientrare e riprendere le attività che negli ultimi mesi hanno ottenuto un grande appoggio e applauso da molte associazioni della Marca e non solo" ha dichiarato Nicola Vendraminetto, tra i responsabili del Collettivo. L'obiettivo attuale di Ztl - Wake Up è infatti quello di addivenire ad una soluzione condivisa con il Comune per la gestione di tutta l'area, eventualmente anche con l'aiuto di altri enti od associazioni serie, ma anche da parte dell'Università IUAV di Venezia, molto interessata alle idee di Ztl tanto da mettere in cantiere una "progettazione partecipata" futura con il Collettivo per la realizzazione di un atelier di moda universitaria proprio all'interno del centro. D'altronde gli spazi vuoti ci sono e per la maggior parte sono stati risistemati, dipinti e messi in sicurezza proprio dai ragazzi nonostante il pericolo amianto che ancora Ca' Sugana non ha deciso di eliminare.

Quello che però non si vuole abbandonare è il servizio di dormitorio per le persone bisognose: "La sede rimarrà aperta per tutti coloro che la notte non abbiano un tetto sulla testa. Sono ormai settimane infatti che diversi ragazzi ogni sera si preoccupano di aiutare chi è in difficoltà, soprattutto i senzatetto. Prima di cena ognuno di noi controlla i vari sottopassi cittadini, la zona della stazione e i quartieri di Sant'Antonino e San Zeno e se troviamo qualcuno infreddolito cerchiamo di aiutarlo offrendogli un letto caldo presso il Cso" ha affermato Giulia Cecchinato, anche lei responsabile del Collettivo. Il dormitorio, nello specifico, è aperto dalle 21.30 alle 22.30 e dalle 24 è proibito girovagare per il centro sociale e portare alcolici o sostanze stupefacenti all'interno. Poi alle 7 è prevista la sveglia e alle 8 la colazione prima che ognuno torni sulla strada fino alla sera successiva. Fino ad oggi ad essere ospitati sono stati solo uomini con un età media di 35 anni, quasi tutti in difficoltà per via della crisi economica dilagante, ma si contano anche ragazzi tra i 18 e i 20 anni, come anche anziani 70enni, per una clientela stabile di 8/9 persone al giorno. Tutto questo verrà garantito fino a marzo, per dare comunque una tutela nei mesi più freddi dell'anno, sempre che Ca' Sugana non decida per uno sgombero forzato della zona nei prossimi giorni.

 

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