Crolla l'apprendistato nella Marca, a casa oltre 30mila persone

Tra luglio 2012 e giugno 2013 hanno chiuso in provincia di Treviso circa 1.500 aziende. Secondo i dati di Cisl Treviso e Belluno un lavoratore su due ha un contratto a tempo determinato

Crollo verticale dell'occupazione nella Marca nell'ultimo anno. Al 30 giugno scorso, secondo i dati di Cisl Treviso e Belluno, i trevigiani senza lavoro erano 31.500, 5.364 in più rispetto al 2012..

In un anno hanno chiuso i battenti 1.500 aziende, la maggior parte nei comparti del manifatturiero e dell'edilizia. Crolla l'occupazione ma anche l'apprendistato, con un aumento della precarizzazione.

Con questi numeri la Marca rischia di chiudere il 2013 con un triste primato: oltre 5mila lavoratori licenziati tra luglio 2012 e giugno 2013 e, alla fine di agosto, le persone iscritte nelle liste di mobilità erano 2.636.

Sono numeri davvero preoccupanti – spiega Alfio Calvagna della segreteria Cisl Belluno Treviso – alla luce dei quali alla fine dell’anno il tasso di disoccupazione, che in Veneto è al 7%, nella provincia di Treviso supererà l’8%”.

CALO DELL'OCCUPAZIONE - Secondo gli elenchi dei Centri per l'impiego, nel complesso, i disoccupati in provincia di Treviso erano 26.203 solo un anno prima, a giugno 2012. A perdere il posto sono soprattutto gli operai specializzati e qualificati e gli impiegati generici, mentre le fasce di età più colpite sono, nell’ordine, 55-59 anni, 30-39 e 40-49 anni.

Più complesso, se non paradossale, il caso dei giovani: nella Marca si registra il crollo delle assunzioni degli apprendisti (meno 26,4% rispetto all’anno scorso) e un aumento (più 8%) dei contratti in somministrazione. Un lavoratore su due assunto con un contratto a tempo determinato.

“Il crollo dei contratti di apprendistato, nonostante gli sgravi fiscali – commenta Calvagna – la dice lunga sulla situazione di incertezza che esiste tra le imprese: le aziende o non assumono o scelgono contratti a tempo determinato o in somministrazione, perchè il contratto di apprendistato, che ha una durata da 3 a 5 anni, viene considerato troppo vincolante dalle aziende in questo momento di grande instabilità”.

LE IMPRESE CHIUDONO - L'incremento della disoccupazione è legato anche alla chiusura delle aziende. Alla fine del primo semestre 2013 in provincia di Treviso risultavano attive 82.522 imprese, 187 in meno rispetto al primo trimestre dell’anno e 1.536 in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 (meno 1,8%). Quasi un'azienda su tre di quelle chiuse o fallite appartiene al settore manifatturiero (moda e metalmeccanico) o a quello dell’edilizia (-574 imprese su base annua).

Dal primo gennaio alla metà di agosto del 2013 sono state dichiarate fallite 181 imprese, mentre altre 224 aziende hanno dichiarato lo stato di crisi, per un totale di 4.433 lavoratori coinvolti. Nello stesso periodo dell’anno scorso, le aziende in crisi erano 175.

Qualche segnale di ripresa c’è – commenta tuttavia Calvagna – in particolare sul fronte dell’export, con gli ordinativi che in questi mesi sono cresciuti del 2% e la produzione industriale che è passata dal 66,3% del primo trimestre al 68,8% del secondo trimestre. Purtroppo, però, si tratta di performance che non portano incrementi di occupazione. Se il manifatturiero vuole sopravvivere, deve sapersi riprogettare e mettere in campo una forte capacità di investimenti in ricerca ed innovazione dei prodotti. D’altro canto, oggi è più che mai necessaria una sana e lungimirante politica fiscale per il lavoro, che parta dalla riduzione del carico su lavoro e imprese”.
 

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