Fondo indennizzo bancario? «Tutto sta filando liscio»

Il coordinamento Ezzelino da Onara non condivide l'allarme in merito alle difficoltà di funzionamento della piattaforma per il risarcimento delle vittime del crac delle ex popolari

Foto di VicenzaToday

Problemi per l'accesso al fondo per i ristori bancari? «Non abbiamo evidenziato particolari criticità». È questo il sunto di una breve missiva indirizzata il 16 settembre dal coordinamento "Ezzelino da Onara" alla Consap, ovvero alla società statale incaricata di approntare la piattaforma per dare seguito alle richieste di indennizzo previste dalla legge per i risparmiatori colpiti dal crac delle ex popolari. Si profila così una guerra di vedute tra le associazioni che patrocinano appunto i risparmiatori. Se da una parte Ezzelino da Onara infatti parla di procedure viaggiano tutto sommato spedite di avviso diverso sono l'associazione «Noi che credevamo nella Banca popolare di Vicenza e di Veneto banca» nonché il Coordinamento don Torta: i due raggruppamenti infatti da giorni lanciano segnali di tenore opposto.

IL CONTENUTO

La lettera del coordinamento Ezzelino da Onara è stata inviata questa mattina alla Consap ma per conoscenza è stata spedita anche ai due sottosegretari all'economia di fresca nomina dopo la formazione del nuovo governo: si tratta del democratico veneziano Pier Paolo Baretta, che aveva già coperto la medesima carica durante il governo Renzi e del siciliano (di Barcellona Pozzo di Gotto) Alessio Villarosa che in quota M5S aveva già coperto lo stesso incarico quando fino a poche settimane fa, prima della crisi di governo, l'esecutivo era retto da una maggioranza composta da M5S e Lega. La stessa missiva peraltro è stata inviata al ministro dell'Economia il professore Roberto Gualtieri del Pd.

IL DETTAGLIO

Ma più nel dettaglio che cosa c'è scritto nella lettera firmata dal presidente della associazione Ezzelino da Onara, il padovano Patrizio Miatello? «Non evidenziamo particolari criticità nella presentazione delle domande e nell'uso della piattaforma telematica da Voi strutturata a puro tempo di record - si legge - venendo così incontro allo spirito della norma. Superate le prime ore iniziali, durante le quali, il meccanismo, per un normale e comprensibile tempo di rodaggio, doveva assestarsi, il funzionamento ora procede con buona fluidità. Forse sarebbe richiesto qualche modesto intervento tecnico come ad esempio l'aumento della dimensione degli allegati... Ogni eventuale intervento rivolto ad incrementare le prestazioni della piattaforma sarà comunque apprezzato». Poi un'altro passaggio: «Ci giungono notizie di proteste, per noi incomprensibili, da parte di associazioni di risparmiatori... che con diverse modalità... intenderebbero chiedere modifiche» alle procedure utilizzata dalla piattaforma «... delle quali però non se ne comprendono le necessità ne', tanto meno, la logica...».

LA BACCHETTATA

Appresso viene distillato un attacco ad alzo zero verso il coordinamento «Noi che credevamo...» anche se l'associazione presieduta da Luigi Ugone non viene menzionata espressamente: «Intravediamo invece il concreto rischio per tutti i risparmiatori che, le non fondate e continue proteste e strumentalizzazioni, agite per loro conto dalle rispettive rappresentanze, non siano altro che di ostacolo ai risparmiatori stessi. Lamentele che comportano dispendiose perdite di tempo e rallentamenti di una azione che invece dovrebbe essere quanto più rapida e fluida possibile al fine di consentire alle persone di trovare quanto prima una compensazione del danno patito e già lungamente sopportato nel tempo».

PAROLE IN FILIGRANA

Ma non è finita perché Miatello dedica un passaggio, un vero e proprio monito, che sembra rivolto ad alcuni ambienti del Pd nei quali si sarebbe ipotizzata la necessità di modificare la norma che oggi garantirebbe i rimborsi: «Ogni ipotesi di modifica legislativa significherebbe per i risparmiatori tornare al punto zero, cioè tornare al momento in cui sono stati truffati». Ferme restando le differenti posizioni in seno al frastagliato arcipelago dei risparmiatori in questo frangente per vero le posizioni di Miatello e Ugone sembrano più vicine; col primo che sembra invece lanciare un messaggio ad altre componenti della galassia del risparmio di più stretta osservanza democratica. Un messaggio che più o meno suona così: “respingiamo al mittente le critiche che provengono da Noi che crdevamo la quale ha una base sociale più vicina al Carroccio, ma il Pd non provi a rimettere mano alla legge perché altrimenti son dolori”.

Miatello poi nella sua lettera aggiunge un altro spunto di riflessione che riguarda il divieto posto dalla norma che ha autorizzato il fondo indennizzi, ovvero il Fir, che proibisce giustappunto ai legali che assistono i risparmiatori nella redazione delle domande, di chiedere un compenso. «In merito alla richiesta dell'introduzione di qualche forma di arbitrato che, sembrerebbe volere essere avanzata da diverse associazioni di avvocati, apparentemente giustificata dal fatto che tramite tale procedura i risparmiatori potrebbero ottenere il risarcimento integrale ed, al tempo stesso e probabilmente per la verità,  per consentire agli avvocati di essere rimessi in campo, non se ne comprendono le basi giuridiche nonché la logica... Se l'obbiettivo vero vuole essere quello di dare un maggiore ristoro ai risparmiatori e non quello creare una nuova procedura  per aggirare i paletti normativi regolamentanti l'esclusione economica degli avvocati, basterebbe infatti e, semplicemente, alzare il limite percentuale del 30% od il limite  di importo di 100mila euro del tetto dell'indennizzo che sono contenuti nella norma attuale».

Il linguaggio è un po' fumoso, ma decrittando le parole di Miatello il discorso suona più o meno così: “Se si vuole alzare il livello degli indennizzi lo si faccia alzando le soglie previste dalla norma, ma non si usi questa scusa per eludere il divieto di retribuire gli avvocati che assistono i risparmiatori posto dalla norma per evitare una sorta di assalto alla diligenza da parte di studi legali pronti a chiedere di riffa o di raffa una percentuale sui rimborsi”.

QUESTIONI GIURIDICHE

In realtà nelle polemiche a non finire che hanno accompagnato la costituzione del Fir (il quale trova attuazione nella legge di bilancio dello scorso anno ovvero la legge 145 del 30 dicembre 2018) c'è un capitolo a parte. E questo riguarda appunto il divieto espresso per gli avvocati di essere pagati nel caso aiutino i risparmiatori a compilare le richieste di indennizzo. La legge è composta da un solo articolo con oltre mille commi. Il comma 501 dispone che «la prestazione di collaborazione nella presentazione della domanda e le attività conseguenti non rientrano nell'ambito delle prestazioni forensi e non danno luogo a compenso». Ora fermo restando che la come fa capire Miatello la ratio della disposizione era quella di evitare una sorta di assalto alla diligenza da parte degli studi legali, il problema è che una formulazione così espressa rischia di cozzare contro alcuni principi costituzionali: ovvero quello del diritto alla difesa e alla tutela legale del cittadino, che a sua volta deve essere libero di scegliere il professionista che più gli aggrada pagandolo il dovuto nonché quello della imparzialità della norma. In questa ultima fattispecie infatti si potrebbe giungere all'assurdo che i risparmiatori potrebbero essere assistiti da un commercialista e non da un avvocato. Il che tra l'altro potrebbe cozzare con i princìpi a tutela della concorrenza garantiti dalla Ue. Non mancano poi i giuristi, uno dei tanti Marcello Pistilli, avvocato del foro milanese, che evidenziando profili di incostituzionalità del genere danno ad intendere che se la Corte costituzionale fosse investita di un giudizio su questa parte della norma farebbe a pezzi proprio il comma 501.

LA PROSPETTIVA

A questo punto quindi rimane da capire come si schiereranno le associazioni nei giorni a venire e quali propositi si prefiggeranno. Il coordinamento Don Torta e «Noi che credevamo...» i quali il 6 settembre avevano sparato a palle incatenate contro la Consap. Una critica che non era piaciuta alla democratica Laura Puppato che il 12 settembre, intervistata da Vicenzatoday.it, aveva risposto per le rime. Oggi è arrivata la presa di posizione di Miatello. Ma la polemica sembra destinata ad inasprirsi dal momento che i gruppi di Arman ed Ugone sembrano pronti a scendere in piazza.

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