Lotta all'evasione, i pensionati veneti sono favorevoli al carcere per chi non paga

Inoltre, tre pensionati su quattro si dicono propensi all’eliminazione delle banconote e delle monete a favore del bancomat e della carta di credito

Sono in molti a pensarlo e ad affermarlo in ogni occasione: il principale ostacolo all’eliminazione dei soldi contanti per combattere l’evasione fiscale è rappresentato dagli anziani. Sarebbero loro, appunto, gli oppositori più accaniti rispetto al cambiamento epocale che si materializzerebbe con l’esclusivo pagamento digitale.

Ebbene, secondo un sondaggio on line realizzato dallo Spi (Sindacato pensionati italiani) Cgil del Veneto in che ha coinvolto in una sola giornata circa 450 pensionati veneti iscritti al sindacato, l’affermazione non è assolutamente corretta. Di questi, tre pensionati su quattro, infatti, si dicono propensi all’eliminazione delle banconote e delle monete a favore, appunto, del bancomat e della carta di credito. Una posizione netta in linea con la grande sensibilità dimostrata dai nostri “anziani” nei confronti della lotta all’evasione definita indispensabile dall’82% degli ultrasessantacinquenni veneti coinvolti dall’indagine.

D’altra parte, rivela il questionario dello Spi, la stragrande maggioranza (l’89%) dei nostri pensionati usa già abitualmente bancomat e bancoposta mentre l’8% lo utilizza sì, ma alcune volte. Non solo. Anche la carta di credito è un mezzo di pagamento molto diffuso: il 54,8% risponde di usarla regolarmente, il 17,7% “qualche” volta. Guardando invece a quel 17,5% di pensionati non disposti a sostituire i contanti con il pagamento digitale, per loro i timori sono vari: c’è chi dice che sarebbe troppo complicato e chi è convinto che non serva a combattere l’evasione; chi ha paura di non riuscire a capire quanto spende e chi teme le truffe telematiche. Resta comunque diffusa fra i pensionati veneti la percezione che, per contrastare l’evasione fiscale, siano necessarie le maniere forti. Ecco dunque che circa l’84% del campione coinvolto si dice favorevole a mettere in carcere chi non paga le tasse. Una tendenza che non ha nulla di giustizialista ma che la dice lunga sulla determinazione dei nostri pensionati nell’ambito della battaglia contro gli evasori.

“Il risultato del sondaggio non ci sorprende affatto – commentano dallo Spi del Veneto - I pensionati hanno molta sensibilità nei confronti della legalità e della lotta all’evasione ed è per questo che la maggior parte di loro sarebbe disponibile a rinunciare ai contanti per rendere tracciabili tutti i pagamenti. Il campione coinvolto è per lo più formato da persone che hanno più di 65 anni e meno di 80. Sappiamo che gli ultraottantenni sono i più restii a questo tipo di cambiamento ma è comunque chiaro che per gli anziani veneti la soppressione dei contanti non è affatto un tabù. D’altra parte, fra i nostri iscritti l’utilizzo di internet è ormai molto diffuso, quindi non ha senso descrivere il pensionato come un soggetto che utilizza ancora il telegrafo. La rivoluzione digitale a molti di loro non fa affatto paura”.  

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Lo Spi Cgil del Veneto promuove da tempo fra le sue iniziative la lotta per la legalità e, per quanto riguarda le tasse, assieme agli altri sindacati, nell’ambito della negoziazione sociale, invita i primi cittadini dei comuni veneti a siglare i cosiddetti patti antievasione che permettono alle amministrazioni locali di recuperare risorse grazie alle proprie segnalazioni. “Nei primi sei mesi del 2019 l ‘imponibile evaso in Italia è cresciuto del 3,8% con punte record nel nord dove ha raggiunto il 5,1% - concludono dal sindacato -. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine di 181,4 miliardi di euro l’anno. Non si può andare avanti così perciò qualsiasi provvedimento, anche radicale, nella lotta all’evasione, troverà sempre il nostro sostanziale appoggio”. 

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