Prosecco Doc: l'assemblea dei soci sdogana il Prosecco Rosé

Conclusa nelle scorse ore l'assemblea annuale dei soci 2019. Oltre agli imponenti numeri relativi alla produzione, ci sono importanti novità anche per il Prosecco Rosé

In foto: la prima prova del Prosecco Rosè

«Dobbiamo incrementare le opportunità di narrazione delle nostre produzioni che non potranno essere vendute in un tutto indistinto in cui il valore si perde e si deprime».

E’ uno dei passaggi dell’intervento del presidente del Consorzio di Tutela del Prosecco Doc, Stefano Zanette, nell’illustrare ai soci il bilancio 2018 chiuso, ha rilevato, «con una crescita a valore più che proporzionale alla crescita a volume». La vendemmia 2018 ha infatti consentito una produzione di 3,6 milioni di ettolitri, cioè il 10,7% in più rispetto all’anno precedente. Ma è la dimensione del valore che ha fatto registrare l’accelerazione più marcata con un +13,4%, a 2,369 miliardi di euro, grazie alla vendita di 466 milioni di bottiglie. Ed è il valore, ha aggiunto, che «va preservato nel tempo. Solo con una visione che vada oltre la contingenza, oltre l’oggi, saremo in grado di dargli anche un domani. Non posso non ribadire l’assoluta necessità che ciascuno si faccia carico della responsabilità derivante dall’utilizzo della Denominazione, nei confronti propri e degli altri». Per quanto riguarda il bilancio di previsione 2019 relativo al Consorzio, i contributi derivanti dall’attività erga omnes del Consorzio è di 6,47 milioni, di cui 4,9 per attività di valorizzazione e promozione e 1,26 per sostenere la tutela. I contributi per attività diretta ai soci è di oltre 300mila euro. Nelle attività di valorizzazione nell’ultimo anno è stato inserito il settore geografico Sud Est Asia, ritenuta un’area in cui sia fondamentale potenziare le iniziative di promozione. Con il Friuli Venezia Giulia proseguono i progetti di “Pacific Prosecco” per attività svolte in Giappone e Canada e per promozioni in Cina e nell’Asia sud orientale, che vanno ad aggiungersi agi ‘storici’ paesi obiettivo: Usa, Canada, Russia e Cina. Alle attività rivolte all’analisi della situazione economica e produttiva del sistema, le tendenze e le previsioni di mercato, oltre  a studi sull’andamento climatico e su nuove pratiche per il miglioramento della qualità sono assegnati quasi 116 mila euro. Il Consorzio destinerà anche una componente delle risorse a supportare un’analisi tecnico-economica sull’introduzione della tipologia ‘Rosato’ nel disciplinare della Doc Prosecco. Tra le iniziative finalizzate alla tutela della denominazione, infine, saranno intensificate le azioni legali a contrasto delle evocazioni, ossia degli espedienti utilizzati da concorrenti scorretti con l’apposizione  del suffisso “secco” nel nome dei loro prodotti, in alcuni casi anche diversi dai vini.

Il Prosecco Rosé

Il territorio del Nordest è particolarmente vocato alla produzione del Prosecco grazie ai propri fattori ambientali e umani. Proprio questi fattori hanno portato, già da alcuni anni, alla differenziazione dell’offerta con l’introduzione di spumanti rosé, tanto che il 57% degli imbottigliatori del Prosecco ne produce già. Appare evidente quindi che legare questa produzione al disciplinare del rosé conferisce al prodotto una maggiore riconoscibilità con il territorio di origine e una valorizzazione del prodotto con aumentata salvaguardia del consumatore grazie alla qualità certificata. Tale dinamica produttiva è avvalorata anche dal mercato. Negli Stati Uniti la produzione di vino rosé lo scorso anno ha toccato i 227 milioni di dollari con un aumento dei consumi del 23%. La Francia, accelerando dei 31%, ha rincorso a 217 milioni ma in Italia il business legato al rosato ha superato appena i 20 milioni di dollari. E’ una delle molte ragioni per cui il Consorzio di Tutela del Prosecco Doc ha scelto di proporre all’assemblea dei soci un disciplinare che permetta di introdurre una versione rosé che si chiamerà “Prosecco spumante rosé millesimato”. Al consumatore apparirà di colore “rosa tenue più o meno intenso, brillante”, con “spuma persistente” e con una componente zuccherina da classificare fra quelle di vini “brut nature ad extra dry”. Per ottenerlo, spiega la formula, si useranno uve Glera e una quota di Pinot nero compresa fra il 10% ed il 15%, con indicazione in etichetta dell’annata e immissione nel mercato dal 1 gennaio successivo alla vendemmia. La proposta è stata approvata pochi giorni fa ed ora, tecnicamente, per risultare a tutti gli effetti praticabile, occorre attendere il disco verde delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e, infine, il timbro definitivo del Comitato nazionale vini del Governo.

Prima di avventurarsi in territori che avrebbero potuto destare la perplessità di più di qualche produttore, il Consorzio ha tastato il terreno affidando ai ricercatori Wine Monitor di Nomisma un’analisi fra i consumatori dei principali mercati di riferimento, ottenendo indicazioni più che incoraggianti. In Italia, ad esempio, il 55% degli intervistati ha consumato almeno una volta negli ultimi 12 mesi spumante rosé contro un non così lontano 75% relativo al Prosecco. Il distacco si riduce a tre soli punti nel Regno Unito, principale piazza di esportazione, con un 48% di Prosecco e un 45% per il vino rosé frizzante mentre negli Usa la tendenza è addirittura capovolta. Sono cioè più gli americani che hanno assunto spumante rosato (50% almeno una volta all’anno) rispetto a quelli che si sono orientati sul Prosecco (46%). Il quale, sostengono ancora gli studiosi di Nomisma, se esordisse nella versione rosé sarebbe acquistato dal 72% del campione di consumatori italiano, dal 78% di quello americano e addirittura dal 93% degli intervistati britannici. «Sarà un modo molto interessante di diversificare l’offerta – è il punto di vista del presidente del Consorzio, Stefano Zanette – e credo sarebbe possibile produrre, dopo la vendemmia del 2020, dai 15 ai 20 milioni di bottiglie rosé sui 464 milioni complessivi prodotti nella denominazione Prosecco Doc». 

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