PwC Treviso: 33,4 miliardi di euro i ricavi delle aziende Top500 della Marca

Tra i settori, si conferma la leadership della fabbricazione di macchinari, stabile invece il settore calzatura, tessile e abbigliamento. In crescita poi sia i prodotti alimentari e le bevande

Le società Top 500 della provincia di Treviso hanno generato 33,4 miliardi di euro di ricavi nel 2017, in crescita del 6% rispetto al 2016, con ben il 78% di aziende che mostra un segno positivo. È quanto emerge dalla classifica TOP500 Treviso, un'analisi sulle performance economico finanziarie delle aziende del territorio realizzata dal Dipartimento di Management dell'Università Ca' Foscari di Venezia e PwC, in collaborazione con La Tribuna di Treviso. Dall’analisi dei bilanci, emerge la fotografia di un territorio che consolida la crescita di fatturato e la posizione patrimoniale e finanziaria, pagando lievemente dal punto di vista dei margini operativi.

La crescita dell’EBITDA si è infatti fermata al 3,9%, evidenziando come l’incremento complessivo dei volumi non si sia sempre tradotto in maggior valore aggiunto. Da un lato, il numero delle aziende capaci di migliorare la marginalità è decisamente più contenuto, rispetto a quelle che hanno aumentato i ricavi (57%, contro il citato 78%). Dall’altro, oltre un quarto delle Top 500 ha sperimentato una crescita di ricavi con contrazione dell’EBITDA.

L’EBITDA aggregato delle Top 500 ha raggiunto i 3 miliardi di Euro, mentre il valore medio del margine in rapporto ai ricavi si è attestato al’9,1% (in peggioramento dello 0,2% rispetto all’anno precedente). Nell’89% dei casi, il miglioramento del margine operativo è stato conseguito attraverso una crescita dei ricavi, solo nell’11%, invece, in presenza di un decremento dei volumi di vendita, quindi attraverso una strategia di miglioramento dell’efficienza e della catena di creazione del valore. Il 91% delle Top 500 è risultata in utile, dato sostanzialmente stabile rispetto al 2016. Nel 65% dei casi, inoltre, l’utile è cresciuto rispetto all’anno precedente, con la conseguenza che il risultato netto aggregato è aumento del 32,4%.

Segnali positivi sul fronte patrimoniale e finanziario

Lo sviluppo delle aziende trevigiane trova riscontro nell’aumento degli investimenti. Il capitale investito è aumentato di oltre il 3% - pari a 1,1 miliardi di euro - grazie ad una forte patrimonializzazione, a cui ha corrisposto una contrazione della posizione finanziaria netta. L’aggregato dei patrimoni netti ha raggiunto 13,5 miliardi di Euro, in aumento del 2,7% rispetto al 2016, anche grazie all’elevata quota di utili reinvestiti in azienda.

Al contempo, l’indebitamento netto delle Top 500 scende del 19% - pari a 700 milioni di Euro - portandosi a livello aggregato a poco più di 3 miliardi di euro. La riduzione dell’indebitamento finanziario ha portato ad una corrispondente riduzione anche degli oneri finanziari, sebbene più contenuta (-7,4%). In circa la metà dei casi, la crescita dimensionale è stata raggiunta mediante l’autofinanziamento, vale a dire attraverso i flussi di cassa generati dalla gestione operativa. Tale dato conferma la solidità del tessuto delle aziende trevigiane e la loro capacità di generare valore anche in momenti in cui la crescita appare discontinua.

I principali indici si mantengono tutti particolarmente positivi: il RoA (risultato operativo rispetto all’attivo) si attesta al 5,2%, il RoS (risultato operativo rispetto ai ricavi) si mantiene al 5,4%, mentre il RoE (risultato netto rispetto al patrimonio netto) cresce dal 7,2% al 9,3%. In un contesto di miglioramento della situazione finanziaria delle principali aziende del territorio, permane una capacità del capitale di dare un ritorno più che adeguato.

I settori con le migliori performance

Tra i settori, si conferma la leadership della fabbricazione di macchinari, 6,1 miliardi di euro (+8% sul 2016), con un margine operativo sulle vendite del 12,9%. Stabile il settore calzatura, tessile e abbigliamento a 4,7 miliardi di euro, con margini del 6,7%. In crescita dell’8% sia prodotti alimentari e bevande (4,4 miliardi di Euro e 9,6% di EBITDA), che commercio all’ingrosso (3,9 miliardi e 4,2%di EBITDA). Ha valori superiori ai 2 miliardi anche il settore delle fabbricazioni in metallo, che cresce del 4,8% sul 2016.

Il 2018

In base all’indagine congiunturale Assindustria Venetocentro, in collaborazione con Fondazione Nord Est, i dati complessivi per il 2018, si mantengono sostanzialmente positivi per l’economia trevigiana. La produzione industriale aumenta nel terzo trimestre del +1,2%, rispetto allo stesso periodo del 2017, anche se ad un ritmo inferiore rispetto alla crescita del secondo trimestre (+2,3%). L’occupazione nel territorio si mantiene stabile (+1,3% nel settore metalmeccanico). Le vendite in Italia nel terzo trimestre del 2018 registrano un +2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In crescita contenuta il dato delle esportazioni nel terzo trimestre del 2018, che registrano un +0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In crescita soprattutto l’export verso i mercati UE (+1,6%), a fronte di una contrazione dell’1,9% dei mercati extra-UE. In aumento la variazione tendenziale degli ordinativi, che presentano un +1,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in diminuzione però rispetto al trimestre precedente (+2%).

L’ultima parte del 2018, tuttavia, ha mostrato segnali di rallentamento dell’economia internazionale riconducibili alla guerra commerciale USA-Cina il cui impatto sulle filiere globali può essere estremamente negativo. Alle turbolenze internazionali, inoltre, si sommano fattori interni prevalentemente riconducibili alla gestione del debito pubblico che rischia di generare tensioni sulla disponibilità di finanziamenti alle famiglie ed alle aziende, riducendo, quindi, consumi e investimenti. Quest’ultimo fattore di rischio potrebbe non avere un impatto particolarmente negativo in considerazione del fatto che, negli ultimi anni, le aziende hanno prevalentemente finanziato la propria crescita mediante autofinanziamento, mentre le turbolenze nel commercio internazionale potrebbero avere un significativo impatto negativo in considerazione della vocazione all’export delle aziende trevigiane, condizionando l’evoluzione sia dei volumi di affari che della marginalità economica.

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