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Giovedì, 18 Aprile 2024
Economia Farra di Soligo

Lattebusche e Latteria di Soligo, al via piano industriale da 25 milioni di euro

La realtà trevigiana realizzerà una nuova piattaforma logistica nella sede di Farra di Soligo e rinnoverà la sede di confezionamento e deposito di San Donà di Piave

Un progetto industriale del valore di 24,5 milioni di euro aiuterà il settore lattiero-caseario del Veneto a recuperare ulteriore efficienza e sostenibilità e a competere, sul fronte della qualità con i maggiori produttori internazionali di latte, gelati, formaggi e latticini: questo l’obiettivo dell’accordo di programma tra il Ministero per lo Sviluppo economico, la Regione Veneto e Invitalia che mette a disposizione 10,2 milioni di agevolazioni pubbliche per lo sviluppo dalla società cooperativa Lattebusche e della Latteria di Soligo. Si tratta di un  progetto quadriennale che investe nella riqualificazione di quattro dei cinque stabilimenti di Lattebusche (Busche, Sandrigo, Carmignano e Chioggia) e nel potenziamento della centrale di Farra di Soligo della Latteria di Soligo, nonché nella sede logistica di san Donà di Piave. La Latteria di Soligo avvierà, inoltre, un percorso di ricerca volto ad aumentare la qualità e la conservabilità dei formaggi freschi, riutilizzando e valorizzando il siero che deriva dalla lavorazione dei formaggi. Il programma di investimenti rafforzerà la produttività delle due latterie e creerà 34 nuovi posti di lavoro.

«Così il settore lattiero-caseario del Veneto potrà guardare al futuro con maggiore competitività  portando sul mercato prodotti freschi con maggiori capacità di conservazione – commenta l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan - Le parole-chiave di questo progetto di investimento sono sostenibilità e innovazione, sia di processo sia di prodotto. Ricordo che il Veneto è la terza regione produttrice di latte in Italia e che trasforma in formaggi tipici l’85 per cento del latte prodotto.  Investire nella qualità, in processi di produzione certificati e nell’efficienza energetica dell’industria lattiero-casearia significa garantire futuro ad un settore strategico, ad alto valore aggiunto. Obiettivo di questo investimento, infatti, è ridurre i costi di produzione, creare un sistema logistico e produttivo efficiente, migliorare l’impatto ambientale e incrementare la qualità dei prodotti e quindi delle vendite. Per questo la Regione Veneto ha scelto di modificare le regole del fondo di rotazione regionale a sostegno dell’agroalimentare e di concedere la quota massima, cioè 500 mila euro, per cofinanziare il contratto di sviluppo siglato con Ministero e Invitalia».

Il piano di investimenti prevede, nel dettaglio che la cooperativa Lattebusche (che conta circa 380 soci e gestisce 5 stabilimenti e 8 spazi aziendali) investa 15,5 milioni (di cui 6,2 coperti da agevolazioni) nella sede di Busche (Bl)  realizzando un nuovo edificio direzionale, un magazzino per lo stoccaggio, spostando il depuratore all’esterno e installando nuovi impianti e macchinari;  a Sandrigo (Vi) sono previsti l’ampliamento dello stabilimento, il potenziamento del sistema di affioramento del latte e delle saline, una nuova linea di doppifondi e serbatoi, una struttura adibita a carico e scarico, impianti e macchinari; a Carmignano (Pd) sono in programma l’ampliamento della sala lavorazione, un nuovo impianto di refrigerazione, nuovi macchinari per ottimizzare e automatizzare la produzione e riorganizzare il magazzino; a Chioggia (Ve) amplierà la produzione di gelati.

La Latteria di Soligo (che conta anch’essa 5 stabilimenti produttivi e sedi logistiche a Padova, Belluno, San Michele al Tagliamento e a Pagnacco, in Friuli) investe 7,4 milioni di euro (di cui 3 garantiti agli aiuti dell’accordo di programma) per realizzare una nuova piattaforma logistica nella sede di Farra di Soligo e per rinnovare la sede di confezionamento e deposito di San Donà di Piave.

Agli investimenti strutturali  si aggiunge il progetto di ricerca e sviluppo  a Farra di Soligo che, in collaborazione con l’Università di Padova, punta al riutilizzo di scarti di produzione per migliorare la qualità dei formaggi: dal recupero del siero che deriva dalla produzione di formaggi verranno ricavate frazioni proteiche, quali lattoferrina e proteine antiossidanti, che migliorano la conservabilità dei formaggi freschi e la loro qualità nutrizionale, riducendo nel contempo l’utilizzo di conservanti e i costi di smaltimento degli scarti. Il processo produttivo di frazionamento del siero e riutilizzo sarà certificato dal CSQA di Thiene, il più importante ente italiano di certificazione della qualità alimentare.

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