Salvini e Di Maio in Veneto: «Per i truffati delle banche è l'ora della verità»

Fine settimana vicentino per i due vicepremier intervenuti sulla questione delle ex popolari venete. Senza risultati la luna di miele potrebbe però finire bruscamente

Foto di Marco Milioni

Dopo le promesse del governo in tema indennizzi alle vittime dei crac delle ex popolari, venete in primis, l’esecutivo nazionale capitanato da M5S e Lega affronta una sfida di importanza capitale. La posta in gioco la si è potuta soppesare sabato quando a Vicenza i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, rispettivamente ministro dello Sviluppo per i Cinquestelle e ministro dell’Interno per il Carroccio, hanno pronunciato il fatidico «sì». Un sì che prevede anzitutto la scrittura del decreto attuativo che rende possibile i ristori avvenga nel giro di sette giorni. Ai quali se ne dovranno aggiungere almeno altri quindici prima che il decreto che rende applicabile la legge sia firmato dal capo dello Stato Sergio Mattarella. Si tratta di una legge che mette a disposizione dei risparmiatori meno abbienti la possibilità di ottenere un indennizzo che non superi il 30% del capitale inizialmente investito e che comunque non superi i 100mila euro.

DI MAIO E SALVINI SCOMMETTONO FORTE

Sul piano politico M5S e Lega ieri a Vicenza hanno scommesso davvero forte. Se i rimborsi non arriveranno entro un tempo ragionevole il credito ad oggi conferito a M5S e Lega potrebbe svanire d’incanto: lo hanno fatto capire dagli spalti, anche se con garbo, la gran parte delle persone accorse al palasport di via Cavalieri di Vittorio Veneto. Un credito che i due movimenti hanno conquistato sull'agone politico giacché il decreto-indennizzi varato dal precedente esecutivo di centrosinistra sotto la benedizione dell’ex sottosegretario dem all'Economia Pier Paolo Baretta, è stato visto dall'elettorato come una mancia irricevibile. E soprattutto come la prosecuzione del decreto, noto come salva popolari, che aveva consegnato «nelle mani di Banca intesa al costo di un euro» sia BpVi sia Veneto Banca.

BANCA INTESA SULLA GRATICOLA

Ieri durante la kermesse il presidente della associazione «Noi che credevamo nella BpVi» Luigi Ugone, con tanto di slide, ha letteralmente preso di mira per una intera mezz'ora proprio Banca intesa. Accusandola, tra le altre, di essersi intascata, di riffa o di raffa, proprio con la scusa del salvataggio di VeBa e BpVi «la bellezza di 15 miliardi di euro». Affermazioni condite con una sfida alla grande stampa nazionale: «scommettiamo che nessun quotidiano di rango nazionale darà conto della notizia?». Scommessa puntualmente vinta, stando almeno alla rassegna stampa di oggi. Ad ogni buon conto «Noi che credevamo...» ovvero l’associazione presieduta da Ugone ostenta sicurezza tanto che quest’ultimo fa sapere che «Ieri i due maggiori rappresentanti del governo si sono trovati assieme a Vicenza a parlare di banche e risparmiatori. Tranquillizza averli visti affiatati e in sintonia rispetto a un argomento che a noi e al territorio sta così a cuore. Attendiamo i prossimi passi iniziando dai decreti attuativi per dare poi inizio ai rimborsi, attendiamo inoltre un tavolo di conciliazione con Banca intesa per i molti disagi che stiamo affrontando anche con questo istituto che è subentrato alle ex venete. In caso contrario siamo pronti a inondarla di cause».

LE CRITICHE DEL GRUPPO «EZZELINO DA ONARA»

Tuttavia l’apertura di credito al governo della galassia dei risparmiatori del fronte di Ugone non è ben vista da un altro gruppo di risparmiatori. Quello che fa capo al coordinamento «Ezzelino da Onara». Quest’ultimo ieri sul proprio portale ha pubblicato una lunga nota (https://ezzelinodaonara.org/2019/02/09/di-maio-e-salvini-non-mantegono-le-promesse-ai- risparmiatori-traditi/) in cui si commenta molto negativamente quanto accaduto ieri al palasport Palladio: «In definitiva è stata una sceneggiata elettorale: non si è raggiunto alcun risultato concreto per i risparmiatori traditi...». In poche parole il gruppo di Ugone avrebbe di fatto architettato una banale perdita di tempo buona solo per uno show elettorale senza contraddittorio a beneficio di M5S e Lega. «Non ci fermeremo si legge ancora - nell’attività di pressione nei confronti del governo affinché quest’ultimo nell’immediato dia per davvero attuazione al fondo di indennizzo per risparmiatori, senza ulteriori e gravissimi ritardi».

LE INCOGNITE SUL PROSEGUO

Ma la marcia per giungere ad un risultato concreto sarà rapida? Come sostengono Di Maio e Salvini non patirà eventuali pressioni da parte dei dirigenti ministeriali italiani o da parte delle alte sfere della Ue? Oppure le cose potrebbero complicarsi fino alla necessità di trovare un accordo preventivo con Bruxelles tanto da dovere addirittura riscrivere la legge che autoirizza gli indennizzi «ai risparmiatori azzerati» più indigenti? La matassa potrebbe essere complessa da sbrogliare. Così almeno riportano due testate mai ostili in modo preconcetto al governo come La Verità e Il Fatto. La prima in un servizio pubblicato oggi a pagina 6 titola «Per gli sbancati le promesse non bastano». La seconda, sempre oggi, in pagina 4 titola «Lo scontro con Bruxelles blocca 1,5 miliardi». In questo scenario diventa dirimente l’appuntamento delle europee di maggio. M5S e Lega, pur a fronte di vistosi dissidi interni alla coalizione, cercheranno di massimizzare la luna di miele elettorale che ieri in qualche modo è stata concettualmente confermata al Palapalladio. È chiaro che un risultato alle europee in cui il cosiddetto fronte euroscettico dovesse fare cappotto favorirebbe non poco Lega e Cinque stelle. Anche se i problemi che deve affrontare il Paese rimangono immani tanto che dopo la primavera di quest’anno per chiunque sarà a palazzo Chigi (non si esclude nemmeno una crisi di governo) non ci saranno più scuse.

«EUROPA NEOLIBERISTA»

Rimane però sullo sfondo un quesito irrisolto. Il miliardo e mezzo previsto dalla legge per l’indennizzo costituisce sì una cifra cospicua. Ma rispetto a quelle che si vedono ballare in casi più o meno simili non è certo colossale. Allora come mai dalla Ue giungerebbe tanto scetticismo? Si tratta davvero di un provvedimento, quello caro a M5S e Lega, che costituisce un aiuto di Stato tanto da violare uno dei principi della libera concorrenza caro ai trattati fondativi della Unione (che i sovranisti vorrebbero peraltro rivedere se non cancellare)? Oppure c’è dell’altro visto che, come sostiene Ugone per esempio, nessuno ha battuto ciglio «per i quindici miliardi di cui in qualche modo Intesa ha beneficiato grazie all’intervento statale dopo avere inglomerato le due ex popolari venete? In questo senso l’unico a fornire una spiegazione di fondo è stato l’avvocato Andrea Arman, assieme ad Ugone uno dei volti più noti della galassia dei risparmiatori che fa riferimento al coordinamento don Torta. Arman ai micorfoni di Vicenzatoday.it ieri ha dichiarato che in realtà dietro la querelle in atto sui rimborsi si celi un vero e proprio scontro ideologico. Da una parte ci sono il rigido monetarismo e la concezione neoliberista che attanaglia i piani alti dell’Europa. Dall'altra c’è la visione keynesiana e democratica della società di chi per la prima volta da tanto tempo ha rimesso al centro della discussione «la difesa del risparmiatore e del risparmio e non quella del capitale» fa sapere il legale trevigiano. Il quale ha spiegato che i risparmiatori continueranno a fr sentire il fiato sul collo del governo. Se non è un ultimatum poco ci manca.

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