Mortalità evitabile: Treviso prima tra le province, Napoli ultima

I giorni di vita perduti pro-capite per mortalità evitabile disegnano le classifiche territoriali 2017 dell’ultimo Rapporto MEV(i). Ecco tutti i numeri

TREVISO I giorni di vita perduti pro-capite per mortalità evitabile disegnano le classifiche territoriali 2017 dell’ultimo Rapporto MEV(i): tra le regioni Marche, Veneto, Trentino Alto Adige occupano i primi tre posti sia per i maschi che per le femmine, la Campania l’ultimo; a livello provinciale, Treviso guida entrambe le classifiche maschile e femminile, seguita da Firenze e Ascoli Piceno nella prima, da Prato e Vicenza nella seconda; all’altro capo Napoli, con due province sarde (Medio Campidano e Nuoro) nel caso dei maschi e con Caserta ed Enna nel caso delle femmine.

Lettura Eurostat 2017 – Il Rapporto MEV(i) elabora le classifiche anche adottando la metodologia Eurostat (cfr lo Speciale MEV(i) Eurostat 2016), cioè individuando i decessi evitabili a seconda che siano “trattabili” o “prevenibili” o entrambi. Ciò consente di cogliere ulteriori evidenze: in particolare, nel caso delle cause di morte trattabili, vale a dire quelle maggiormente legate alle cure sanitarie, risulta evidente una profonda disparità nord-sud che vede penalizzate quasi esclusivamente province meridionali soprattutto in Campania, Calabria e Sicilia.

Città Metropolitane 2017 – Una ulteriore novità è la classifica delle 14 Città metropolitane, la prima delle quali è Firenze, seguita da Milano. Sia per la classifica generale maschile che per quella femminile le Città metropolitane del centro-nord si collocano nella prima metà, con l’eccezione di Roma, mentre quelle meridionali sono dislocate nella seconda metà della classifica generale, con l’eccezione di Bari.

Sintesi nazionale 2017 – Il Rapporto MEV(i) è elaborato a partire dai dati riferiti all'anno 2014 appositamente resi disponibili dall’Istat. Gli Autori stimano in circa 103.600 le morti evitabili di persone sotto ai 75 anni avvenute in Italia nel corso del 2014, di cui 66.300 maschi e 37.300 femmine. Si tratta in larga parte di decessi che potrebbero essere efficacemente contrastati grazie a una maggiore attenzione agli stili di vita, perché per lo più legati ad alimentazione, fumo, alcol. A queste morti (circa 53.000, di cui tre quarti maschi) si aggiungono quelle che potrebbero essere evitate con diagnosi tempestive e adeguata terapia, che riguardano soprattutto le donne (oltre 11.500 casi femminili prevalentemente legati a tumori di mammella e utero) e ad altri interventi di sanità pubblica. Uno specifico focus sull’andamento nel quinquennio 2010-2014 mostra una generale diminuzione della mortalità evitabile, pur con qualche rilevante differenza nella dinamica e nella dimensione del fenomeno fra le regioni.

Perché MEV(i) – «Come noto – ricorda Natalia Buzzi, responsabile scientifico di Nebo Ricerche PA – la mortalità evitabile rappresenta un “indicatore sentinella” delle condizioni di salute della popolazione, migliorabili con politiche attive di informazione ed educazione sanitaria da un lato e di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari dall’altro.» Il Progetto MEV(i) nasce infatti dalla riflessione che la salvaguardia dello stato di salute possa essere affrontata in un’ottica di problem solving, sia a livello del singolo che nel più ampio contesto della sanità pubblica.

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